28 set 2015

Classici Padani

L'Atlante dei Classici Padani è una lettura terrificante. E non sto abusando dell'aggettivo. Un progetto serissimo mascherato da iniziativa goliardica (o viceversa, o nessuno dei due, o entrambi) ha dato vita a questo librone che esplora e mostra ciò che a più riprese viene definito come (ed è effettivamente difficile trovare termini più adatti) il disastro della pianura padana.
Si potrebbe definire l'Atlante una lettura illuminante, ma sarebbe impreciso, perché tutte le immagini mostrate nel libro sono già costantemente illuminate davanti ai nostri occhi: di giorno da un abbacinante sole che filtra attraverso un velo di alte nubi bianche, di notte da una distesa di lampioni perennemente accesi a rischiarare il vuoto. E' invece una lettura rivelatrice, perché svela questi oggetti alla nostra comprensione, obbligandoci a leggerne le impietose descrizioni.
Non si ride leggendo l'Atlante dei Classici Padani. Non si sogghigna nemmeno. E' una lettura tragica, costellata di esatte descrizioni del disagio, del disastro, del degrado che ci circondano.
La gran parte dei testi che accompagnano il repertorio fotografico geolocalizzato si "limita" a esaminare l'argomento trattato (le palme, i cartelloni pubblicitari, le rotonde, i capannoni, eccetera) con la precisione e la freddezza dell'anatomopatologo, svelando, appunto, tutta la loro sterile brutalità, sbattendoci in faccia la tassonomia dell'orrendo di cui continuiamo a circondarci, coniando, dove necessario, i nuovi termini necessari alla descrizione dell'incubo padano.
In alcuni rari casi, invece, alcune perversioni dell'Uomo della Piana devono essere esplicitate maggiormente, perché non sono esibite da un imprenditorino che orgogliosamente asfalta il proprio parcheggio ma sono state nascoste sotto uno strato di burocrazia e gestione del potere, che però vola via come un velo di polvere, basta soffiargli sopra: "La Macroregione Centrale, per dare coerenza urbanistica a future chiese, moschee o luoghi dedicati alla preghiera e alla religione in genere, ha di recente approvato una legge che prevede tra le altre cose, "la congruità architettonica e dimensionale con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo", un impianto di videosorveglianza che controlli gli ingressi e "uno spazio da destinare a parcheggio pubblico in misura non inferiore al 200 per cento della superficie lorda del pavimento dell'edificio da destinare a luogo di culto. [...]" Nella normativa, impugnata dal governo centrale perché ritenuta lesiva della libertà religiosa viste le forti limitazioni che prevede per i luoghi di culto, ci sono un paio di particolari rivelatori della psicologia del disastro. Uno di questi è la congruità architettonica: seguendo lo schema dei Classici Padani si dovrebbero prevedere oltre alla struttura almeno due rotonde, una palma, un traliccio, una serie di cartelloni pubblicitari di varie dimensioni, un centro commerciale sull'altro lato della strada, un capannone produttivo annesso alla chiesa o moschea per garantire la continuità del fatturato, una fontanella in cemento, una facciata di colore giallo malattia e un'altra sulle tonalità del rosa sedazione, una piscina vuota adagiata sul prato antistante, una statua neoclassica, un animale pietrificato a scelta, un compro oro affiancato da un centro massaggi, un locale per il pranzo di lavoro con pizza, bistecca e sushi, una bretella autostradale possibilmente sopraelevata, una cava di prestito da adibire nell'immediato a discarica di rifiuti speciali, una Torre Eiffel in scala 1:500 ed eventualmente un cantiere aperto da almeno cinque anni con proroghe continue alla scadenza dei lavori, attraverso cui dare vita a un nuovo insediamento residenziale con spazi da adibire a negozi e/o uffici."

Ecco, questi siamo noi. Ci guardiamo in faccia ogni volta che usciamo di casa, e ora possiamo specchiarci anche accomodati nella tranquillità delle nostre poltrone sfogliando l'Atlante dei Classici Padani, una lettura necessaria.

08 set 2015

La crisi dei migranti può portare benefici economici

Ho letto questo articolo che, pur in una visione molto utilitaristica ed esclusivamente finanziaria, dice cose che condivido e allora lo voglio persino tradurre (male, al volo) sperando che anche altri lo leggano.

"Le migrazioni incontrollate sono terrificanti e complicate. Sono anche simili a un vecchio test di finanza. In entrambi i casi, alti introiti attraggono i nuovi entranti che minacciano il tranquillo stato dei soggetti presenti sul mercato. Anche le possibili risposte sono simili: bloccare la concorrenza o trovare nuovi e migliori metodi per far guadagnare tutti.
Per i disperati che fuggono da paesi devastati dalla guerra come la Siria, la prosperosa Europa è un ovvio richiamo. Attira anche migranti economici alla ricerca di lavori migliori - persino a fronte dell'1,3% di crescita dell'Unione Europea e del 9,5% di tasso di disoccupazione. Nonostante i due movimenti siano differenti, è difficile distinguerli. Il primo ministro della Slovacchia, Robert Fico, sostiene che il 95% dei migranti è guidato da motivazioni economiche piuttosto che politiche.
Quando si parla di aziende, chiudere le frontiere è meno che ottimale.
Pensate alla difesa fatta dalla Francia alle proprie industrie di yogurt e video online dagli acquirenti stranieri, o alle facilitazioni fiscali date al proprio settore energetico, successivamente risultate illegali. E' meglio permettere agli investimenti di fluire liberamente, alle aziende di essere comprate e alle società in passivo di fallire, come capita più frequentemente in Germania e Gran Bretagna.
Elettori e politici hanno preoccupazioni più complesse degli investitori, come ad esempio proteggere l'identità culturale e il proprio spazio abitativo. Ma le loro opzioni sono simili: bloccare la concorrenza, o abituarsi ad essa.
La frontiera di filo spinato tra l'Ungheria e la Serbia, un esempio del primo approccio, difficilmente avrà successo. In Germania, la cancelliera Angela Merkel sembra avere un approccio migliore. Pur richiamando gli altri stati dell'Unione Europea a condividere il peso dell'immigrazione, ha chiesto ai propri cittadini diessere aperti e flessibili.
L'Europa può reagire. Nuovi miglioramenti economici possono essere creati ampliando il marcato unico nei servizi e nella finanza societaria. I paesi più piccoli con sistemi finanziari meno sviluppati -come la Slovacchia- ne beneficerebbero moltissimo. La crisi delle migrazioni può ancora generare divisioni economiche e pericolosi estremismi politici, ma se i leader riuscissero a guardare al di là degli incitamenti xenofobi, potrebbe anche agire come un incoraggiamento verso una produttività migliore ed economie più forti."