15 dic 2016

Equilibri

Giorni fa stavo cercando di far funzionare un vecchio giradischi e quando ci sono riuscito ho pensato di fare un piccolo video per ringraziare chi mi aveva aiutato. Ho messo su Wish you were here dei Pink Floyd, ho filmato il disco che suonava per una decina di secondi e l'ho caricato su Facebook.
Al termine dell'upload, Facebook mi ha avvisato che l'audio non sarebbe stato disponibile in quanto quei pochi secondi di musica non erano di mia proprietà. Questo mi ha fatto riflettere su un paio di cose.
La prima è che per difendere i legittimi interessi dei detentori del copyright di Wish you were here, Facebook non esita a esaminare l'audio di tutti i video caricati sul sito. Immagino che Facebook abbia il suo bel tornaconto economico per questa attività di monitoraggio e polizia. Sempre riguardo al copyright, che di per sè è un concetto discutibile e dibattuto, mi pare assurdo mettersi a bloccare spezzoni di video di dieci secondi in cui qualcuno, senza ovviamente alcun scopo di lucro, filma un disco che suona Wish you were here. Anzi, sarebbe stata tutta pubblicità ai Pink Floyd, no? No. Se non paghi, non puoi fargli nemmeno pubblicità.
L'altra cosa è la clamorosa discrepanza tra l'efficienza con cui Facebook protegge gli interessi dei Pink Floyd e l'estrema difficoltà con cui rimuove o blocca contenuti offensivi, pagine fasciste, notizie false e leggende metropolitane varie ed eventuali. Viviamo in un mondo in cui hai il diritto di affermare pericolose idiozie come che i vaccini causano l'autismo ma non puoi fare un video con dieci secondi di Wish you were here.
E' vero che le tecniche automatizzate di rimozione dei contenuti si adattano molto bene a certi compiti (riconoscere un brano musicale, riconoscere la pelle umana in una foto) e molto meno bene ad altri (riconoscere un'idiozia o un commento razzista). Continua a colpire, però, la sollecitudine con cui gli strumenti di rimozione automatica vengono applicati a tappeto, guarda caso sempre per tutelare i più ricchi tra i benestanti e i più ottusi tra i benpensanti.

12 dic 2016

Telecom Italia vi auguro tutto il peggio dalla vita perché ve lo meritate.

Cercando di ricaricare il credito di una SIM:


Voglio dire: se non riuscite nemmeno a prendere i soldi da chi ve li vuole dare, vi meritate solo di fallire.

06 dic 2016

Pensierini

Ho ricevuto oggi questa notizia:

Penso che dovrebbe esistere un tribunale che possa condannare alla ripetizione delle scuole elementari chi maltratta la lingua italiana scrivendo in questa maniera. Riporto qui la mostruosa frase di 6 righe, perché l'ho riletta quattro volte e non sono ancora riuscito a capire a cosa si riferisca quel "che consentiranno":
"Il primo accordo, spiega una nota congiunta, è relativo alla cessione a Fastweb del ramo d'azienda Tiscali Business, che comprende i clienti del segmento Top client di Tiscali e il contratto-quadro per i servizi di connettività (SPC) alla pubblica amministrazione, del valore economico di 45 milioni di euro (25 mln cash e 20 mls in servizi) che consentiranno a Tiscali di accedere alla rete in fibra di Fastweb per la connessione della propria rete Fixed Wireless ultra broadband LTE e anche il collegamento dei clienti Consumer, Soho e SME di Tiscali su rete di accesso Fastweb".

Il conte Mascetti sarebbe orgoglioso.


26 nov 2016

The Internet. You're doing it wrong.

Ho detto: adesso vado sul sito dei buoni pasto per vedere se c'è un elenco degli esercizi convenzionati.


19 nov 2016

The rooster in the roaster

Ah, sempre a proposito di stampa musicale: giorni fa mi accingevo alla lettura di Rockerilla e a pagina, tipo, 3 trovo la frase "l'artista taldeitali fa parte del roaster della casa discografica xyz". Del ROASTER.
Avrei voluto buttare il giornale, ma non lo feci. Avrei fatto bene, però, perché il resto del giornale non s'è rivelato tanto meglio. Però, appunto, ero a pagina tipo 3 o 4 e mi spiaceva.
Potrei ora ripetere qui gli innumerevoli insulti che vorrei rivolgere alla redazione tutta di Rockerilla, ma non lo farò.
Però se pretendete di vendere un giornale musicale e ci scrivete roba come il ROASTER della casa discografica, dovreste vergognarvi, perché anche a volervi dare il beneficio del dubbio, vuol dire che, come minimo, non c'è nessuno che rilegga i vostri articoli prima di mandarli in stampa.


PS: è il roster.

13 nov 2016

Io quando vado al mercatino dell'usato

Io al mercatino dell'usato ci vado perché mi piace vedere la chincaglieria che c'è e per cercare qualche disco in vinile un po' particolare o che mi fa piacere avere; in pratica, vado a farmi del male.
Non mi riferisco ai venditori di vinili usati "professionisti", quelli che sono dei collezionisti e vanno agli eventi appositi, frequentati da altri collezionisti. Quelli sono dei bei tipi pure loro, ma ne parleremo un'altra volta. Qui mi riferisco a quelli che mettono il banchetto con la roba che hanno reperito svuotando cantine, dalle cartoline d'epoca alle tazzine da tè, dai bottoni ai puffi di plastica, e che spesso hanno anche uno o due scatoloni di vinili. Vado a vedere questi banchetti perché penso che siano il posto dove esiste ancora una remota possibilità di fare un "buon affare", cioè di comprare un disco che mi interessa, in buono stato e a un prezzo ragionevole. Ripeto, non sto parlando di collezionismo: non vado alla ricerca di dischi "rari", non valuto il prezzo come un "investimento" in vista di chissà quale rivendita futura, non vado troppo per il sottile con le condizioni della copertina. Ad esempio, tempo fa ho comprato un 45 giri di Superstition di Stevie Wonder con la copertina scarabocchiata perché è un pezzo che mi piace moltissimo e volevo ascoltarlo su vinile, tutto qui.
Però non vado in giro a buttare via i soldi. Se Superstition scarabocchiato me lo dai a 3, 4 o 5 Euro, ne possiamo parlare, perché sono bravo e voglio fartelo vendere. Altrimenti, pazienza, mi ascolto l'mp3.

Il problema è che a vedere come sono trattati i dischi a questi mercatini mi viene da piangere. I dischi sono ammucchiati negli scatoloni senza alcun ordine o raggruppamento, stretti stretti per farcene stare il più possibile, rendendo difficilissimo "sfogliarli". Gli scatoloni sono a volte in terra, o messi per il verso sbagliato, dietro allo scatolone dei DVD (rendiamoci conto: ci sono tavoli e tavoli pieni di DVD!) in modo, di nuovo, da rendere impossibile anche solo dare un'occhiata. C'è roba in pessime condizioni insieme a dischi quasi perfetti, ci sono i remix di Gino Latino insieme ai Deep Purple e a Nico Fidenco. Tutto è impolveratissimo e quasi nulla è imbustato o protetto in qualunque modo, e quindi non farà altro che continuare a deteriorarsi. Insomma, mi pare evidente che chi sta cercando di vendere questi dischi non ne ha la minima cura.
Ed è qui che mi viene voglia di fare come quel tale che s'è messo a dare frustate e ribaltare tavoli nel tempio.

C'è una questione di mancanza di rispetto verso questi oggetti e la relativa arte: copertine strappate, consumate, scarabocchiate, dischi impolverati, rigati, pressati uno sotto l'altro. Le bancarelle sono piene anche di libri usati, dai classici alle porcherie più trash, ma nessuno li tratta male come vengono trattati i dischi. E già questo mi fa incazzare.
Poi c'è una questione patologica dei proprietari dei banchetti che per qualche misteriosa ragione continuano a portarsi in giro per anni gli stessi dischi invenduti: carica in macchina, vai al mercatino, scarica la macchina, metti su il banchetto, smonta il banchetto, carica la macchina, ad libitum. Gli scatoloni di dischi viaggiano nei bagagliai dei banchettari, per finire, di solito, venduti a stock a qualche altro banchettaro.
Poi c'è l'aspetto più puramente commerciale. OK, d'accordo, è una pazzia ma lo posso capire: porti in giro tre-quattro scatoloni di ciarpame sperando che arrivi il frescone di turno a comprarsi il 45 giri di We Are The World a 10 Euro. E' tutto guadagno. Fa niente se il resto non si vende. Se riesci a piazzare un'affare del genere al giorno, ti sei pagato la benzina.

Ma quello che non capisco di questi strani personaggi dietro il banchetto di robatrovatainsolaio sono i prezzi che fanno sui dischi. Se tu hai lì uno scatolone di duecento 45 giri di cui il 99% in pessimo stato, il 99% di nessuna o scarsa rilevanza artistica, il 99,9% di nessun valore collezionistico, e che quindi, in pratica, non venderai mai, perché ti ostini a impuntarti sul prezzo? Non ricordo di aver mai visto nessuno comprare qualcosa a un banchetto dei vinili usati. Voglio dire: se ci fosse un giro d'affari non dico buono ma decente, qualcuno l'avrei visto comprare qualcosa durante l'ora che c'ho messo a percorrere i banchetti del mercatino. Anzi: ho sentito di gente che cercava di disfarsi dei 78 giri della nonna o dei 33 dello zio, ma nessuno che comprava qualcosa.
Quindi se arrivo io e voglio comprare un 45 giri in pessimo stato di, per esempio, Mina (di cui ne avranno stampati milioni) e io ti chiedo quanto costa e tu mi dici 5 Euro e io ti dico che te ne compro altri due se me li fai tutti e tre a 5 Euro in totale, non capisco proprio perché non me li vuoi vendere. Ripeto: stiamo parlando di roba di 0 (zero) valore collezionistico. Roba tipo il disco di Mal che canta Furia. Roba tipo il 45 di Day-o di Demis Roussos che oggi, giuro, ne avevano due copie tutti i banchetti del mercatino.

Oggi si è toccato il fondo. C'era questo tizio con una scatola di 33 giri: di solito i 33 non li guardo nemmeno più, è tutta robaccia immonda in pessimo stato (a parte quell'altro signore che aveva una scatola di Dischi Del Sole e roba simile in buonissimo stato), ma questo era il primo banchetto e ho dato un'occhiata. Senza che io avessi proferito parola, il banchettaro mi fa: "uff che roba, sono troppo pesanti da portare in giro, se li prendi tutti te li faccio a 3 Euro l'uno, sono 53 dischi". Notare che ha specificato che erano cinquantatre. Avrebbe voluto sicuramente 159 Euro, mica 150. O forse si teneva i 9 Euro per la contrattazione. Io ovviamente ho cortesemente rifiutato. Lui, convinto: "oggi uno mi ha offerto 80 Euro, pfff". Scandalizzato. Ovviamente lo scatolone conteneva roba comunissima, tipo Ale-òò di Baglioni. "Faccio metà prezzo", dice lui intanto, e io mi chiedo metà di che cosa, visto che di prezzi non c'è l'ombra. Uno dei dischi meno in cattivo stato era un Man Machine dei Kraftwerk, con la copertina scollata e due cifre scritte a biro in un angolo (cioè immondizia, in un qualsiasi mercato del disco). Non vorrei che qualcuno si fosse distratto: ricordo che stiamo parlando di un disco stampato in milioni di copie, che posso ascoltarmi online in qualunque momento con due click. La busta interna sembrava in buono stato, e anche il vinile. Io, pensando all'offerta "tutti a 3 Euro l'uno", gli offro 5 Euro, sentendomi il buon samaritano. Lui mi fa: "metà prezzo, 10 Euro". Ne è seguita una breve conversazione, in cui lui ha provato nuovamente a propormi il "tutto a tre euro l'uno", che si è ovviamente conclusa con un "va beh allora ciao" da parte mia.
Ah, nell'angolo in alto a destra di Man Machine c'era scarabocchiato, a biro, "20". Che probabilmente, nelle intenzioni del cretino che rovinò il disco scrivendoci sopra, voleva dire ventimila lire. Che fa circa 10 Euro, cioè 5 Euro a metà prezzo.

Alla fine m'è rimasta solo la voglia di andare da ognuno di questi poveri malati banchettari vinilistici (che mi fanno rabbia quando pretendono di venderti l'immondizia che si trascinano dietro, ma che in fondo in fondo mi fanno più pena) e comprargli in toto i loro scatoloni di dischi, solo per porre fine al loro doloroso peregrinare, perché gli ultimi chilometri che il 90% di essi debbano percorrere siano quelli verso la discarica.

12 nov 2016

Io quando leggo la stampa musicale italiana


Stamattina ho comprato un giornale musicale, per farmi del male.
L'artista XYZ "è un'auriga dell'onda sonora in combutta con la magia. Il margine d'azione che per [l'album xyz] s'è ritagliato con i suoi [nome del gruppo xyz] configura i contorni della piramide alchemica sormontata dal numero 3, simbolo di unione cosmica fra gli elementi (Cielo, Terra, Uomo), sigillo di armonia per eccellenza. Par esservi un'equazione sciamanico-sensitiva alla fonte dei 9 mantra elettrici (3 X 3 = 9) posti in essere dagli officianti come per un fenomeno di luccicanza mistica mai così vibrante e tentacolare. Le 9 vie che solcano le rotte del canto astrale - tra acid fold e afflati di rock pagano - ammantate di ambrosia e fiori."
ALBUM DEL MESE.

09 nov 2016

Di America e casinò


"Da queste parti è tutto vincenti o perdenti, e cerca di non ritrovarti dalla parte sbagliata. Io mi sono stufato di finire sempre dalla parte dei perdenti e quindi ieri sera ho incontrato questo tizio e farò un lavoretto per lui."
(Atlantic City)

09 ott 2016

Doublethink

Il bispensiero è il meccanismo descritto da Orwell in 1984 attraverso il quale il Grande Fratello sostiene tutto e il contrario di tutto, manipolando la storia e la realtà. E' il metodo col quale si può sostenere che "guerra è pace", "libertà è schiavitù", "ignoranza è forza". Il protagonista del romanzo si chiede angosciato se è proprio l'unico a ricordarsi che una volta non era così.
Orwell fu uno di quei profondi e arguti pensatori che seppe vedere chiaramente di fronte a sè l'evoluzione della nostra civiltà occidentale, fino a indovinare precisamente certi aspetti del nostro presente.
Ci pensavo oggi al supermercato quando ho visto questa copertina in cui Michelle Hunziker, in posa sexy, dice "meglio simpatica che sexy". E pensavo anche a Donald Trump, che viene massacrato non perché è un razzista ignorante faccendiere senza scrupoli, ma perché è stato "beccato" a dire la verità, cioè che "se sei una star, alle donne puoi fare tutto"(*).

(*) Ovviamente nessuno dei commentatori scandalizzati che chiedono la testa di Trump si sogna di osservare che quella frase significa che "se sei una star, troverai sempre delle donne a cui puoi fare tutto, e in generale rimarrai sempre impunito per le tue azioni" che, appunto, è la realtà nuda e cruda.

16 set 2016

Letture delle vacanze

Giuro che avevo pensato: "niente roba pesante quest'anno, mi prendo un po' di letture rilassanti da spiaggia, poco impegnative". E ho estratto questi:

Ho iniziato con Addio alle armi: l'avevo già letto, probabilmente non tutto, e non m'è piaciuto nemmeno stavolta. C'è chi dà la colpa alla traduzione, a me sembra semplicemente di non gradire lo stile di Hemingway.

Ho proseguito con La lettera scarlatta. Una scrittura ovviamente molto datata, ma alcuni contenuti sorprendentemente moderni, come questo passo in particolare riguardante la condizione della donna nella società:


Sono quindi passato a Il buio oltre la siepe, che non avevo mai letto e mi si è rivelato come un libro scritto eccezionalmente bene. La parte iniziale, con la descrizione della scuola e dei bambini del paese, poi, sembra uscita direttamente dai Peanuts:


La galassia mente di Rita Levi Montalcini l'avevo già letto, ma si è rivelato nuovamente tanto ostico e affascinante quanto la volta scorsa. Una lettura zeppa di termini specialistici che a volte disorientano un po', ma che accompagna il lettore in un viaggio nel tempo dalle origini della vita al momento in cui questo fantastico animale che è l'uomo ha iniziato a usare il suo cervello per capire come funziona il suo cervello.

La raccolta di scritti di Gramsci intitolata Odio gli indifferenti si è ovviamente rivelata una lettura molto interessate, con alcuni singolari punti in comune col libro della Montalcini quando si parla di libero arbitrio, nel caso di Gramsci riferito alle masse arruolate nella Prima Guerra Mondiale. Quante riflessioni su quel fatale periodo storico.

I Cinque romanzi brevi di Natalia Ginzburg li ho abbandonati dopo il terzo, se non sbaglio. Certo, esibiscono una scrittura che, sebbene ampiamente presentata come "giovanile" nell'introduzione e dall'autrice stessa, scorre come l'acqua, ma presentano anche una carrellata di personaggi perdenti, depressi e deprimenti poco consoni alla mia vita di spiaggia.

Il libro di Furedi Il nuovo conformismo vince il premio per la peggior traduzione del titolo originale ("Therapeutic Culture. Cultivating vulnerability in an uncertain age"), battendo persino Il buio oltre la siepe. Vince anche il premio per il maggior peso specifico, tant'è che non sono andato oltre l'introduzione.

Ho terminato Palestina di Joe Sacco a casa. Un libro che andrebbe fatto leggere nelle scuole, che ci presenta la segregazione dei palestinesi a Gaza e nel West Bank, la loro vita misera, e i soprusi dei soldati e dei coloni israeliani, senza mai partire da pregiudizi e senza mai calcare su considerazioni politiche, religiose o ideologiche. I disegni di Sacco sono estremamente eloquenti, senza bisogno di forzature. Una lettura esasperante, ma necessaria. Compratelo.

14 set 2016

Sicurezza fra le nuvole

Tempo fa un amico chiedeva consiglio su come conservare in rete in maniera sicura degli importanti documenti. La mia opinione sui cloud storage provider fu questa: "Sicuri son sicuri tutti uguale finché non li bucano... :-) In fatto di sicurezza, l'unica cosa che può fare la differenza per l'utente è la disponibilità dell'autenticazione a due fattori. Per quanto riguarda la privacy dei tuoi dati, non puoi che fare un atto di fede. Conta che qualunque società USA coi tuoi dati ci fa quello che gli pare, quindi se trovi un servizio di storage europeo hai qualche speranza di tutela in più. [...] Se vuoi far da te, non metterli in rete: bucano i server dei professionisti, figurati il tuo. Fatti un archivio locale con un bel disco usb. Piuttosto carica su cloud una copia cifrata dei file."
Mi ha rassicurato il fatto che circa una settimana dopo sono incappato in un articolo che sosteneva esattamente le stesse cose, eccolo qua:

24 ago 2016

Il terrorista è il progettista

Parigi, aeroporto Charles De Gaulle, Terminal 2. Mai lo slogan coniato da Padania Classics fu più appropriato.


Fuori si muore dal caldo, il sole è impietoso. Il terminal è un'immensa serra dove i raggi del disco rovente vengono parzialmente filtrati da una griglia di metallo. L'aria condizionata è integrata nei parapetti bianchi e solo la prima sedia sente a malapena un soffio di aria fresca; gli altri sudano col sole in faccia, senza possibilità di scampo.

Gli annunci degli operatori dei gate o si perdono nel rimbombo generale o sono così flebili da non essere decifrabili a più di cinque metri di distanza.

I monitor con lo stato dei voli mostrano solo quelli relativi al gate presso il quale sono posizionati, quindi se il vostro volo cambia gate l'unico modo di avere nuove informazioni è tornare al centro della galleria e al monitor complessivo. A causa dei riflessi della luce solare tutti i monitor sono comunque visibili solo da un paio di metri di distanza e piazzandocisi perfettamente di fronte. 
Ricordo quando anni fa arrivai a un passo da una crisi di panico trovandomi in coda per lunghi minuti all'interno dei finger-serra che portano dal gate all'aereo a causa della temperatura insopportabile (ovviamente non c'è aria condizionata all'interno).


Sono sicuro che quel criminale del progettista viaggia sempre col jet privato.

23 ago 2016

I misteri delle gru

Queste le ho viste nel corridoio dei bagni al centro commerciale di Grugliasco. Credo anche di aver identificato i colpevoli, però la frase (e l'iniziativa in generale) rimane un mistero.
No comment su Jerreau.


bonus:

19 ago 2016

Di banche, CERT, malware e Panda

Nei giorni scorsi ho fatto un interessante esperimento. Ho provato a contattare i CERT di una decina di banche italiane i cui utenti sono obbiettivo di una recente campagna del banking trojan Panda. La mia intenzione era quella di mettere in contatto tali CERT con i miei colleghi che hanno analizzato il trojan in dettaglio, in modo da condividere eventuali informazioni utili.
L'esperienza non è stata delle migliori. Dopo due giorni, questa la situazione (ho omesso la prima colonna coi nomi delle banche):

Il primo dato, ovviamente, è che nessuna delle banche pubblica un contatto relativo alla sicurezza informatica sul proprio sito. Alcune offrono alcune pagine di suggerimenti, abbastanza generici, su come difendersi dal malware e dal phishing. Tutti i canali di contatto pubblicati sul sito si riferiscono a tematiche commerciali, a volte via mail, più spesso telefonicamente. Alcuni siti propongono dei form di contatto generico, per utilizzare i quali, però, è quasi sempre necessario (tranne un solo caso) fornire una gran quantità di dati personali e dare l'assenso a deliranti "privacy policy" che in pratica autorizzano l'istituto a utilizzare tali dati per campagne di marketing di ogni tipo tramite peraltro un numero infinito di terze parti. Ho elencato gli indirizzi email più o meno generici che sono riuscito a trovare sui siti e che ho contattato, chiedendo di entrare in contatto col CERT.

Ho anche contattato tutti gli istituti via Twitter e Facebook, che si sono rivelati i canali più ricettivi, dove ho ricevuto le uniche risposte, inizialmente molto confuse ("spiegaci chiaramente cosa vuoi sapere") ma infine abbastanza disponibili. Come si vede, ho ricevuto ben pochi riscontri.

Questo il messaggio che ho inviato a tutti via mail e più brevemente su Twitter e Facebook: "Il nostro team di sicurezza, ASERT, ha recentemente individuato una variante del malware Zeus che prende di mira gli utenti di diverse banche italiane e specificamente diversi URL di xxx.
Vorrei contattare il vostro CERT per fornirvi maggior dettagli ed eventualmente mettervi in contatto coi colleghi che hanno esaminato il malware per fornirvi ogni informazione d'interesse."

In un paio di casi sono stato invitato a fornire qualche informazione con la promessa che sarà inoltrata a chi "di competenza" e che sarei stato ricontattato se necessario. In nessun caso sono riuscito ad andare oltre il customer support generico e contattare un CERT.

Come campione di controllo, ho contattato via mail il CERT di Telecom Italia e il CERT Nazionale, che mi hanno risposto a stretto giro di posta.

Update 13 Settembre: sono stato infine contattato da uno dei CERT.


27 lug 2016

Pile

Abbiamo mandato le astronavi su Marte ma non siamo ancora riusciti a inventare una confezione delle pile che si apra comodamente. E non è che non ci stiano provando...


20 lug 2016

Bici a noleggio a Londra


Ah, ovviamente anche a Londra (dopo Miami e Boston, di quelle che ho visto io) basta strisciare la carta di credito per noleggiare una bici. Solo a Milano è necessario registrarsi in anticipo.


#random

Parole italiane a caso - London edition.

IL Fornello.

Caffè Piacetto.

Strada è una catena che ho visto in vari posti.

Prezzo.

Franco Manca è una pizzeria molto gettonata.

Ho visto anche un paio di location di Polpo:

La Porcheria Pollo Bar non necessita di commenti:

 Sal Capone:

Il bar Caffè Presto:


Il ristorante Isolabella (non che ci sia niente di strano, però è un'interessante variazione sul tema dei ristoranti-toponimo). 


Ho qualche dubbio sulle intenzioni del proprietario del Kozzy Cafè.


Ciao Bella è un classico intramontabile:





Coco di mama non ho ben capito cosa vende:


La Forchetta:

 Bonus 1: sono incappato in una mini little Italy


 Bonus 2: ho anche trovato una pizzeria italiana veramente, La Porchetta:

Bonus 3: calembour asiatici.