31 gen 2016

De Gregori dal vivo 21/2/1993

Cassettine / 2
Nei primi anni '90 il teatro comunale di Alessandria inseriva sempre nella sua stagione teatrale alcuni concerti di cantanti italiani, e io cercavo di andare a vederne il più possibile. Ricordo di aver visto Paolo Conte, Ivano Fossati (il giorno in cui morì Augusto Daolio), Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Ligabue (nel 1990, faceva le cover di Because the night e Gloria) e chissà quanti altri che però credo di essermi segnato da qualche parte. Anche con Ligabue avevo il walkman, ma siccome eravamo proprio sotto il palco e l'avevo appoggiato su una spia, il risultato furono un paio d'ore (scarse) di distorsioni inascoltabili. Mi ricordo che forse un lento si riusciva anche ad ascoltare, ma dopo un po' di tempo riutilizzai le cassette per altro.
Mi avevano sconsigliato in molti di andare a vedere Francesco De Gregori: l'anno prima, credo, aveva fatto un concerto allo stadio e me lo avevano descritto totalmente ammutolito  ("buonasera" all'inizio e "buonanotte" alla fine) e freddo come un ghiacciolo.
Il concerto al Comunale fu invece completamente diverso e fortunatamente ho ancora le cassette. Nonostante l'entusiasmo del pubblico diventasse a tratti fastidioso, De Gregori chiacchierò tutta la sera e propose una bella scaletta, suonata benissimo, con l'inizio basato su Titanic ("una canzone a suo modo profonda") e poi i pezzi di Canzoni D'Amore, il suo album "rock" e forse quello che preferisco. Tra i frammenti memorabili della serata, l'introduzione a Viaggi e miraggi, dove prende in giro la commissione esaminatrice del Festival di San Remo (con un siparietto da cabaret su Awanagana), il racconto della storia di Sante Pollastri e Costante Girardengo (entrambi di Novi Ligure, a pochi chilometri da Alessandria), e una bellissima Festival, uno dei suoi pezzi migliori, omaggio a Luigi Tenco, di scuola genovese ma nato a Ricaldone, in provincia di Alessandria.
Nel chiuso del teatro e col walkman in grembo, ovviamente il suono è quello che è. Ho cercato di aggiustare un po' le distorsioni e il fruscio; la maggior parte del concerto è ascoltabile.

Le cassettine / 1

Sto iniziando a digitalizzare alcune audiocassette che registrai una ventina d'anni fa, quando, raramente, andavo ai concerti col walkman. La prima che ho usato, come esperimento, risale al 23 Luglio 1990: l'anno prima era uscito il disco di Elio E Le Storie Tese, e il cosiddetto rock demenziale andava per la maggiore; non faceva eccezione la rassegna I Palchi, che si teneva nei giardini della stazione (in realtà davanti al teatro comunale) di Alessandria con la benemerita missione di far conoscere gruppi musicali che proponevano musica propria, prima che le tribute band sommergessero tutto. Quella sera suonavano i "Karati con la kappa", i "Womiti kaldi" e i "Party life", se ben ricordo. O forse i Party life era un'altra volta. Non ricordo per quale ragione in particolare decisi di registrare i Womiti kaldi, però fu un concerto simpatico, e alcuni pezzi non sono male: Gita a Tortona, Noi novesi, Non conta il libretto, ma soprattutto Palmino (bambino onanista). Mi dicono che i WK sono ancora in giro, incredibilmente.
Ovviamente, si sente come si sente. Però magari a qualcuno fa piacere sentire una volta qualcosa di diverso.

Limoncello 2016 fase 2

Dopo che l'esperimento della marmellata è fallito miseramente (limoni lasciati troppo in ammollo), continua la preparazione del limoncello. Oggi ho fatto lo sciroppo e l'ho aggiunto all'infusione.


16 gen 2016

A spasso per Atene e altre italianità

Atene
Mensa.

Nota: "BENETH" si legge pressapoco "veneti"

Mah.

Sarebbe stato ancora meglio se avessi fotografato i due pachistani proprietari del negozio, ma mi sono vergognato.

Fortunatamente vende, in effetti, panini.



Bonus: leccornie Bosniache.



Ingrandire l'immagine per apprezzare al meglio il miscuglio di verdure presente nel rizoto.

Globalizzazione

Ho letto il resto del libro che citavo prima, ed è stato un piacere leggere pagine chiare, ben scritte, e una prosa così densa di significati (e che usa ancora la preposizione "colla", hurrà!). Mi appunto quindi alcuni passaggi riguardanti Toronto che introducono concetti interessanti e importanti.

"[...] crocevia di sempre mutevoli flussi di realtà etniche che incontrano flussi di altrettanto veloci realtà mediatiche - poiché sono queste, secondo Appadurai, le vere entità postmoderne del mondo globale [...]"

"[...] le città sono crocevia per i nuovi movimenti globali e le nuove forme frattali di panorami etnografici e culturali".

"Si tratta certamente di una delle capitali della diaspora mondiale".

"Il Canada è noto al mondo come una nazione multiculturale, uno dei pochi paesi - se non l'unico - che ha istituzionalizzato il rispetto per la differenza e legiferato il modo tale che, partendo dal riconoscimento dell'assenza di una cultura ufficiale, la cultura nazionale non potesse che risultare dal mutuo arricchimento delle diverse culture. Tuttavia, il volto multiculturale del Canada ne nasconde un altro, essenziale per comprendere a fondo le complessità e le contraddizioni del multiculturalismo canadese, vale a dire la doppia identità culturale del Canada - Quebec e Canada Outside Quebec [...] - che relega tutti gli abitanti ad una condizione di alterità costitutiva e costituzionale."

"Lo scrittore di origine indiana Arnold Itwaru scrive che "il Canada, la società multiculturale, è un'invenzione dalle proporzioni oscena" (Itwaru 1990)".

"Secondo Sassen, infatti, in questi nuovi spazi creati dalla globalizzazione le distinzioni familiari tra centro e periferia, Nord e Sud, Primo e Terzo Mondo, non reggono più, perché queste realtà coesistono e nuove gerarchie attraversano tutte le regioni del mondo, che non può più essere diviso in zone territoriali separate."

06 gen 2016

"Non una nuvola, non un albero"

"Nella poesia di Mark Strand Always alcuni personaggi definiti "campioni dell'oblio" siedono attorno al tavolo di una stanza spoglia "illuminata soltanto da una lampadina". "Si dedicano intensamente" a dimenticare sia la cultura sia la natura. [...]
Nel finale, uno di questi campioni dell'oblio, al culmine del trionfo, guarda fuori dalla finestra e esclama: "Non una nuvola, non un albero, roghi di promesse ovunque".
La radicata convinzione americana che riecheggia in questi versi di Strand deriva da Emerson (e, in ultima analisi, dal pensiero puritano) passando per Whitman, Emily Dickinson, William James, e Wallace Stevens. Harold Bloom riassume con una formula quest'ampia tradizione: "Tutto ciò che si può infrangere va infranto". Il mondo deve essere scisso in dati sensoriali irriducibili affinché l'individuo lo possa re-immaginare, altrimenti si rimane prigionieri del passato e non si può essere padroni di sé stessi. E' questa, secondo Bloom, la tradizione su cui si fondano la cultura e la letteratura americana, tradizione caratterizzata da un desiderio romantico di immediatezza e dall'enfasi sul presente e sul futuro.
Emerson, secondo cui "l'anima tende al progresso", diceva di essere alla ricerca di un rapporto nuovo con la natura; il presidente James K. Polk (pressappoco nello stesso periodo) asseriva che la storia dell'America sta nel suo futuro."

da "Il Grand Tour di Las Vegas", saggio di John Paul Russo. In "Real Cities Rappresentazioni della città negli Stati Uniti e in Canada", a cura di Andrea Carosso e Carmen Concilio"; qui e qui.