01 set 2017

La mia esperienza con Windows Phone

Dopo quattro anni di utilizzo di Lumia Windows Phone (con Windows 8 prima e con Windows 10 ora), visto che nonostante sporadiche uscite di nuovi modelli la piattaforma viene data per morta e i fan accaniti sono in attesa di un fantomatico Surface Phonesi possono tirare un po' di somme.
Diciamo subito che è difficile continuare ad amare questa piattaforma. Ciò che mi ci tiene attaccato è l'interfaccia grafica basata sulle "tile", a mio parere anni luce superiore a iOS e Android. Poi ovviamente c'è la suite di prodotti Microsoft: Office, Onedrive e soprattutto i gioielli meno noti come OneNote e OfficeLens, ad esempio. Il resto, purtroppo, è traballante. In primo luogo per la mancanza di app, che spesso non vengono nemmeno sviluppate per questa piattaforma, e quando ci sono spesso sono abbandonate in qualche versione "base" o bacata. I "player" maggiori ci sono ancora (ad esempio Uber), a parte ovviamente Google, in guerra aperta con Microsoft. Però segnali incoraggianti non ce ne sono: ad esempio, con Windows 10 l'app Kindle ha smesso di funzionare.
Qualche zappata sui piedi se l'è data anche la Microsoft, ad esempio con l'abbandono delle mappe e navigazione Here Nokia, dal quale l'app attuale deve ancora riprendersi.
Microsoft offre la possibilità di aderire al programma Insider, grazie al quale poter aggiornare il SO con versioni "preview", che però nel mio caso s'è tramutato in una fonte di infinite complicazioni dal quale sono potuto uscire solo tramite un reset.
Il mio Lumia 830 ha "solo" 1GB di RAM e quindi alcuni dei problemi che inizio a osservare potrebbero anche essere legati alla vetustà dell'apparato - apparentemente nessuno immagina che si possa utilizzare lo stesso telefono per più di un paio d'anni.
L'interazione tra l'app Photos e il resto del sistema è stata spesso problematica, con foto non disponibili alle altre app per lo sharing se non dopo molto tempo (!!), foto che non venivano backuppate su Onedrive, l'app Camera che si impallava, e disastri simili. Quasi tutto sembra essersi risolto con un reset dell'app di Onedrive, ma c'è sempre un po' di suspence quando si scatta una foto.
Anche OneNote ha dato problemi nell'interazione con la Camera e con il synch in generale, ma anche qui con gli ultimi upgrade sembra che la situazione si sia stabilizzata.
Il tasto hardware della fotocamera ha iniziato a essere un po' ballerino, ma qui forse non dovremmo biasimare troppo il telefono, quando l'utilizzo "da battaglia" che ne faccio.
Ogni tanto -raramente- capita ancora che alcune app facciano "i capricci" (Skype che non vuol saperne di farmi loggare, foto scattate che non appaiono), ma uno spegni-riaccendi risolve tutto.
Una caratteristica hardware che mi ha creato dipendenza è la ricarica wireless, alla quale non rinuncerei più.
Insomma, in casa teniamo un telefono Android senza SIM e un iPad2 praticamente inutilizzabile solo per installare le rare app "indispensabili", ma non ho ancora trovato una motivazione così forte da farmi ingoiare le orrende icone di Android o iOS. Quindi, lunga vita a Windows 10.

25 ago 2017

Thank god it's them instead of you

Giorni fa ero in auto e dal calderone degli mp3 è uscita Do They Know It's Christmas. La canzone scritta dai Bob Geldof e Midge Ure diede il la agli americani con la loro We Are The World e a mille altre ammucchiate di beneficienza più o meno riuscite. Pur non raggiungendo le vette di "noi siamo il mondo, noi siamo i bambini", il testo di DTKIC scivola spesso e volentieri nel kitsch più sdolcinato, ma c'è un verso in particolare che per me ha sempre riabilitato l'intera canzone. Come anche in Sun City ("stiamo pugnalando alle spalle i nostri fratelli e sorelle"), il verso chiave delle canzone viene affidato alla migliore voce del gruppo, Bono: "e stasera ringrazia Dio che è toccato a loro e non a te".

Con tutto l'odio riversato sugli immigrati in Italia in questo periodo, mi sembra che questo sia l'unico commento che valga la pena fare. Ringrazia il cielo che non è toccato a te.

20 ago 2017

Odio

La grandezza di un capolavoro si può misurare anche con la sua capacità di individuare certi caratteri della società e rappresentarli così efficacemente da non patire il passare del tempo. 1984 di Orwell è esemplare.
"[...] gli impiegati stavano tirando fuori le sedie dai cubicoli e le stavano raggruppando al centro della sala, davanti al grande teleschermo, in preparazione dei Due Minuti d'Odio. [...] Come al solito, la faccia di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo, era apparsa sullo schermo. [...] I programmi dei Due Minuti d'Odio variavano a seconda dei giorni, ma non ce n'era nessuno in cui Goldstein non fosse la figura principale. [...] Tutti i delitti che erano stati commessi [...], tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, ecc. erano sorti direttamente dal suo insegnamento. Era ancora vivo, in qualche parte del mondo, e stava preparando le sue cospirazioni. Forse al di là del mare, con la protezione e il soldo dei sui padroni stranieri... [...] Goldstein stava sferrando il suo solito velenoso attacco alle dottrine del Partito, un attacco così manifestamente esagerato e perverso che avrebbe potuto accorgersene un bambino, eppure abbastanza plausibile da permettere l'allarmante sospetto che qualcun altro, di intelligenza ingeriore, ne potesse essere turlupinato. [...] Era davvero strano, tuttavia, che sebbene Goldstein fosse disprezzato e odiato da tutti, sebbene ogni giorno, migliaia di volte al giorno, dal podio, dal teleschermo, dai giornali, dai libri, le sue teorie fossero refutate, schiacciate, volte in ridicolo, e ad ogni modo esposte pubblicamente per quelle pietose stupidaggini che erano, nonostante ciò, la sua influenza non sembrava che stesse per nulla decrescendo. C'era sempre qualche ingenuo fresco fresco che aspettava di farsi sedurre da lui. [...]
Durante il suo secondo minuto, l'Odio arrivò al delirio La gente si levava e si rimetteva a sedere con gran rimestio, e urlava quanto più poteva [...].
In un momento di improvvisa lucidità, Winston si accorse che anche lui stava strillando come tutti gli altri [...]. La cosa più terribile dei Due Minuti d'Odio non consisteva tanto nel fatto che bisognava prendervi parte, ma, al contrario, proprio nel fatto che non si poteva trovar modo di evitare di unirsi al coro delle esecrazioni.

25 giu 2017

Nessuno ce la fa contro... la popillia.

Quindi uno si può documentare quanto gli pare, ma sembra che, in pratica, contro questa popillia japonica non ci sia niente da fare. Questo simpatico insettuccio sterminatore è arrivato nel parco del Ticino tre anni fa (e anche da me!) e a quanto dicono gli esperti non c'è speranza di eradicarlo.
Le regioni Lombardia e Piemonte stanno facendo campagne di cattura massale per cercare di tamponare la situazione, ma sconsigliano tale metodo ai privati, visto che non farebbe che attirare altri esemplari, oltre all'evidente schifezza del processo di raccolta e distruzione (tramite congelamento e tritatura!).
Le contromisure possibili includono l'irrorazione degli adulti con insetticidi (da evitare in fioritura!) o il tentativo di sterminio delle larve con bacillus thuringiensis varietà japonensis/aizawa (se ho ben capito, in primavera): attività parecchio complicata visto che le larve so ne stanno sottoterra.
Nel frattempo, ecco due simpatici esemplari che stanno divorando la mia vite.

17 giu 2017

Cos'è il razzismo

Ormai non si può più dare del razzista a nessuno, perché c'è sempre qualche distinguo, qualche "però", qualche giustificazione inoppugnabile per l'intolleranza verso il prossimo. Magari "razzismo" non è nemmeno la parola giusta per descrivere quel sentimento di rifiuto verso il prossimo sentito da una rumorosa parte di italiani. Però io il razzismo so cos'è.
Il razzismo è la cassiera del supermercato che ieri faceva il terzo grado a un musulmano circa il Ramadan: "ma quand'è che finisce questa roba qua del ramamdam?". Il razzismo è la mancanza di rispetto di dare a tutti del lei tranne a chi ha il colore della pelle diverso dal tuo, a cui puoi dare del tu. Il razzismo è quando la signora che sta mettendo via la sua spesa fa notare alla cassiera che "anche i cristiani in quaresima dovrebbero fare digiuno, è che loro sono più osservanti di noi", e la cassiera ovviamente guarda il dito e non la luna e si mette a sciorinare le sue personalissime e cattolicissime regole: "eh ma lì è il venerdì niente carne"... A me viene in mente che in Italia nemmeno i preti digiunano in Quaresima, la signora raccoglie le borse e se ne va.
Il razzismo è cercare la cattiveria anche dove non c'è, perché il razzista è malizioso e disonesto e cerca di trovare quei difetti nel prossimo per creare un nemico e potersi quindi assolvere: "eh ma la fate fare anche ai bambini questa roba qua?" - "no, i bambini no." - "e le donne incinte?" - "no le donne incinte no" - "e come fate a lavorare?" - "se uno è malato o sta male, può mangiare". Oh, non c'è niente da fare: il razzista non può averla vinta quando fa l'errore di parlare col suo prossimo. E' per questo che il razzista preferisce il comizio al dialogo.
Il pachistano se ne va via con il suo latte e le uova, e la cassiera può scatenarsi con me: "eh poi è chiaro che vanno fuori di testa e fanno gli attentati" - "boh mi sembra che se uno digiuna dalle 5 alle 21 non ce lo vedo tanto a fare gli attentati".
Il razzista, quando non trova sostegno nemmeno tra quelli uguali a lui, si rifugia quindi nelle asserzioni inconfutabili, in cui un'amica di una cugina che lavora in ginecologia le ha detto che "una di quelle lì" aveva appena partorito l'ennesimo figlio a soli 25 anni e la cugina che lavora in ginecologia le aveva detto che era un peccato fare così tanti figli da giovane, e "quella lì" le aveva risposto che lei faceva tanti figli perché così poi da grandi avrebbero ucciso i "nostri" di figli. Il razzista usa le leggende metropolitane perché non ha altro modo per esprimere il suo odio, che nasce dalla sua ignoranza e dalla sua cattiveria, non dalla cattiveria altrui. Per il razzista è normale dire "a quelli là" quanti figli fare.
Il razzista è quello che mugugna grugniti incomprensibili quando gli fai notare che suo nonno probabilmente aveva dieci fratelli o che i ricchi iscritti a Comunione e Liberazione fanno più figli degli immigrati egiziani.

C'era un'altra signora dietro di me, e poi tre cinesi. Razzismo è rifiutare la realtà, e la realtà è che la società multietnica è qui e ora, e che dovrebbe sembrarci una ricchezza e non una minaccia. Razzismo è proiettare i propri difetti su chi è diverso: "...e parlano sempre a voce alta!" Razzismo è non riuscire a comprendere il concetto che tu sarai sempre il terrone di qualcun'altro, sarai sempre il negro di qualcun'altro.
- "oh questi qua non si capisce niente quando parlano!"
- "è vero, sembra cinese."
Metto la carta, firmo qui, ecco lo scontrino, buonasera.

04 giu 2017

A world of assassination

Qualche giorno fa passavo davanti a un negozio di videogiochi e ho visto questa pubblicità qua. 

Trent'anni fa c'era chi si lamentava del fatto che i videogiochi (e i film, e i cartoni animati) fossero troppo violenti e quindi diseducativi e implicitamente suggeriva che Rambo e Van Damme e poi Doom e Duke Nukem 3D avrebbero allevato una generazione di ragazzini iperviolenti. Ovviamente, erano tutte chiacchiere senza senso, perché era chiarissimo a tutti quelli che guardavano Rambo o giocavano a Mortal Kombat che quelli erano solo giochi, era finzione. Era tutto talmente irrealistico e teatrale che non poteva essere preso sul serio e tantomeno scatenare istinti violenti nello spettatore.
Oggi la situazione è cambiata. I videogiochi e gli effetti speciali dei film sono estremamente realistici. Ma ciò che a mio parere è diventato pericoloso è l'assuefazione alla fredda violenza che pervade i nostri intrattenimenti. Puoi essere un cecchino, e sparare a chi passa per strada. Puoi essere un agente della CIA e spezzare il collo a venti o trenta agenti nemici senza che il regista si soffermi un attimo sulla sorte del malcapitato di turno. Puoi essere violento verbalmente o fisicamente nella vita reale e apparentemente subire solo raramente le conseguenze delle tue azioni. Puoi rimettere in circolo la realtà vera all'interno della realtà virtuale filmando molestie, stupri o decapitazioni e caricandoli su youtube, così che il circolo è completo.

E poi basta aprire il giornale per essere catapultati in un mondo apparentemente minacciato dal terrorismo globale, e sicuramente bersagliato dal terrorismo mediatico.

E allora io vorrei chiedere a quelli che hanno fatto il videogioco "Hitman" non tanto come mai gli è venuto in mente di fare un videogioco iperrealistico su un sicario, ma invece cosa gli passava per la testa quando hanno deciso di pubblicizzarlo con lo slogan "ENTER A WORLD OF ASSASSINATION".
No, grazie. Preferirei non entrarci, nel mondo di assassinio.

03 giu 2017

troppa roba

Oggi è uno di quei giorni che mi prende il disgusto per tutto il ciarpame che si accumula in cantina e in garage. Periodicamente faccio dei repulisti e ogni volta butto via caterve di roba. Oggi ho fatto tre sacchi più varia roba da portare in discarica. E ho solo intaccato la superficie... tipo il barattolo con l'avanzo di vernice di dieci anni fa che non si apre nemmeno più. La roba che non uso da secoli ma ancora utilizzabile, quella no, quella sogno ancora di riuscire a rifilarla a qualcuno. E come ogni volta mi son detto che questa è la volta che faccio un banchetto e vado al Mercatino di Baggio e metto tutto a un euro e sto lì finché non ho fatto fuori tutto, e quindi come ogni volta sono passato da là a vedere l'aria che tira, e ho visto che ci sono banchetti con decine di monitor VGA come il mio, decine di casse per hi-fi come le mie, eccetera eccetera. No, non c'è speranza.
Che fare, quindi? Beh, certo, intanto è meglio non comprare roba inutile. Però anche così la roba si accumula lo stesso: la parabola per il satellite a cosa ci serve, ora che c'è quella condominiale e peraltro il satellite non lo guardiamo neanche più? Niente, sta lì a occupare posto, insieme ai vasi per i fiori, ai modem, alle maniglie della cucina, allo spremiagrumi elettrico, accidenti a lui.

Quando si dice il software fatto bene

Ho appena aggiornato il Fritz!OS all'ultima versione tramite l'apposita funzione automatica dell'OS stesso, e questo è il messaggio che ricevo:

28 mag 2017

reti sociali

Ho trovato per caso un messaggio sul newsgroup it.inews.gcn che riassume perfettamente la differenza tra i newsgroup (Usenet) e i sedicenti "social network", e mi copio-incollo qui le parti salienti.

Usenet e' nato per il dialogo, la discussione, per il batti e ribatti, non per i sermoni unilaterali. 
Per le considerazioni personali esiste apposta il "diario informatico" (Blog). Il blog non e' neanche obbligato ad ospitare commenti, che di solito sono la parte piu' debole del blog. [...]Ogni ambiente ha le sue peculiarita' e va usato per le sue caratteristiche tecniche. 
Usenet e' fatto per le discussioni, in un ambiente "distribuito" e senza padroni 
I forum web (con software php-BB o VBulletin) nascono anche loro per le discussioni, tranne che risiedono su un solo server e hanno un padrone in carne ed ossa 
I blog servono per pubblicare le opinioni dell'autore, per lo piu' corredate da commenti. 
facebook raccoglie le persone, e a ogni persona e' data la possibilita' di pubblicare il suo diario (blog personale). 


23 mag 2017

La mia esperienza con l'iPad

Comprai il mio iPad2 nel 2011, pochi mesi dopo l'uscita. A fine 2013, con l'upgrade a iOS7, il tablet mostrava i primi problemi, alcuni dei quali introdotti in maniera alquanto sospetta. Con l'upgrade a iOS7 Apple rimuoveva inoltre la possibilità di ritornare alla versione precedente, iOS6. Una mossa giustificata dalla necessità di firmare digitalmente le nuove release ma che di fatto porta alla luce del sole la politica di planned obsolescence su cui Apple ha basato tutto il suo business. Le vendite dell'iPad2 venivano cessate tre anni dopo l'uscita, mentre il "supporto" software continuava a fare danni fino all'arrivo di iOS9.3.5, ultimo aggiornamento software rilasciato per questa piattaforma, a poco più di 5 anni dal primo rilascio. Come termine paragone, Microsoft supporta i sistemi operativi per 10 anni o più. Il fatto che l'iPad2 sia ora in balia di qualunque nuova vulnerabilità dovesse emergere in iOS9 è scandaloso ma in fondo importa poco, perché l'apparato è comunque ormai praticamente inutilizzabile. I lag introdotti da iOS7 non hanno fatto che peggiorare, rallentando le transizioni grafiche e la risposta del touch screen a livelli praticamente insopportabili. Non è possibile effettuare alcuna operazione senza un ritardo di circa un secondo, rendendo impossibile qualsiasi lavoro serio. Oltre al danno, il malcapitato possessore di iPad2 deve subire anche la beffa di vedersi proporre aggiornamenti alle app per introdurre "supporto" a iOS10 o a feature di iOS9 non disponibili per l'apparato in questione.
Al di là del fiasco delle prestazioni, l'iPad non mi è mai risultato congeniale come strumento di lavoro, a causa di varie scelte implementative un po' sballate. La possibilità di "splittare" la tastiera in modo da renderla utilizzabile con i soli due pollici è eccellente ma l'implementazione lascia a desiderare in quanto spesso la tastiera "split" finisce sopra il testo che si deve digitare, con le comprensibili difficoltà. La modalità di cambio della luminosità dello schermo è demenziale: quando si visualizza il selettore "estraendolo" dal bordo inferiore del video, lo schermo si fa meno luminoso (come a passare "in secondo piano") e i cambiamenti in luminosità vengono mostrati solo per un breve istante, rendendo impossibile un'impostazione fine. Col passare delle release sono state introdotte una miriade di gestures necessarie a utilizzare varie funzioni: estrarre i settings dal bordo inferiore, visualizzare le notifiche dal bordo superiore, effettuare ricerche, visualizzare le app aperte per passare da una all'altra, eccetera: anche con un iPad dalle prestazioni impeccabili, fare qualcosa di paragonabile al multitasking richiede abilità di prestidigitatore.  Ah, la fotocamera dell'iPad2 era ed è pessima.
L'integrazione ("synch") con iTunes non m'è mai piaciuta, trovo l'interfaccia malfatta e "sincronizzazione" e backup male implementati.
In sostanza, nonostante alcuni esperimenti, non sono riuscito a utilizzare l'iPad2 per nessuno dei compiti "seri" che mi ero prefigurato: prendere appunti durante un incontro, presentare slides a un cliente (anche a causa della necessità di adattatori, altra gallina dalle uova d'ora per Apple), creare semplici documenti, preparare mail ben formattate o gestire un calendario.
L'ultimo esperimento di utilizzo dell'iPad2 si è concluso immediatamente in modo tragicomico: portato con me durante un breve viaggio a New York per consultare le mappe, qualche appunto turistico preso in precedenza e per poter usare eventuali app iOS, al risveglio del primo giorno si è presentato come nella foto, "da attivare", senza ragione alcuna, ovviamente solo tramite cavo USB, Mac e iTunes. Risultato: un mattone nello zaino per una settimana.
Tirando le somme, una pessima esperienza che mi terrà alla larga dai tablet Apple sicuramente per molto molto tempo.

Smart cities

Siamo nel 2017, e si parla di identità digitale, di servizi digitali al cittadino, di banda larga, fibra e smart cities. Intanto per andare a votare non basta avere un documento d'identità e non basta il registro del seggio elettorale, ma bisogna anche avere un ulteriore foglio di carta sul quale far mettere un bel timbrone ad ogni votazione. Il foglio di carta va conservato per anni. Quando i diciotto "spazi per la certificazione del voto" sono tutti occupati, bisogna andare in Municipio a farsi dare un nuovo foglietto. Non si capisce come facesse a stare in piedi la nostra democrazia prima dell'invenzione della Tessera Elettorale.
In quindici anni ho votato diciotto volte. Credo di essermene perse una o due al massimo. Mi è stato chiesto il voto in varie elezioni politiche e amministrative, utilizzando ogni volta un sistema elettorale diverso, con voti normali o disgiunti, preferenze o liste bloccate, e mi è stata chiesta un'opinione sui temi più svariati, dalle cellule staminali alle trivelle petrolifere.

Sono andato una prima volta all'ufficio elettorale del mio comune per richiedere una nuova tessera, e ho scoperto che l'ufficio è aperto tutte le mattine, tranne la domenica e il mercoledì. Ovviamente era mercoledì.
Oggi sono andato nuovamente, e mi hanno detto che non hanno la carta per le nuove tessere, e che la carta arriva il 5 giugno e che "può venire chiunque con la tessera vecchia e gli diamo quella nuova". Ci sono le elezioni comunali l'11 giugno e mi pare normale, essendo in Italia, che si possa provvedere a rifare le tessere solo nei cinque giorni precedenti (perché il Mercoledì è chiuso). Che se uno non è fortunato come me e non può prendere un permesso dal lavoro, vuol dire solo sabato 10 giugno.
Quindi, se tutto va bene, con sole tre visite al Municipio avrò la mia nuova tessera elettorale.

17 mag 2017

03 mag 2017

Lo sconforto

Cercando di pagare una multa al comune di Milano.

Password che scadono (perché? c'è il rischio che qualcuno mi paghi le multe?) e messaggi in inglese:

Errori incomprensibili (e adddebiti comunque ricevuti):

Ma soprattutto tanta tanta tanta competenza:

01 mag 2017

La mia esperienza con Microsoft Band

Il mio sogno d'amore con Microsoft Band 2 è durato poco meno di un anno. La band è stata il maldestro tentativo di Microsoft di entrare nel mercato dei cosiddetti "wearable"; venduta nella prima versione alla fine del 2014 e circa un anno dopo nella seconda, ne è stata conclusa la produzione a fine 2016, nonostante i fondi di magazzino rimangano tuttora in vendita a prezzi criminalmente alti.
La Band funzionava da "fitness tracker" (tramite la relativa app, disponibile non solo su Windows Phone ma anche su Android e IOS) e da interfaccia con email, calendario, sms, chiamate e altre funzioni del telefono.
Personalmente l'ho trovato un gadget ben fatto, completo e utile. La parte "fitness" con i sensori sul battito cardiaco, i raggi UV, e il calcolo delle calorie, credo valga tanto quanto tutti gli altri aggeggini simili (cioè ben poco più di un simpatico giochino) e non vale nemmeno la pena mettersi a disquisirne. L'integrazione col Windows Phone, però, era molto ben fatta: la possibilità di leggere un sms o le prime righe di un'email senza prendere in mano il cellulare mi è risultata utile molte volte, come anche la possibilità di vedere le chiamate in arrivo ed eventualmente "rimbalzarle" con uno degli SMS predefiniti.
Il punto debole -fatalmente debole- del gadget è stato il cinturino: la gomma tendeva a rompersi in corrispondenza del display in metallo (problema sorprendentemente non rilevato o ignorato in fase di quality assurance), costringendo, demenzialmente, a inviare all'assistenza tutta la Band, visto che il cinturino non era sostituibile separatamente.
In un anno di utilizzo, il cinturino s'è rotto due volte, con sorprendente precisione nello stesso momento sia a me che mia moglie, che l'abbiamo comprato insieme. La prima volta, l'assistenza Microsoft ha preso in carico le Band senza fiatare, restituendocele in pochi giorni, con un'efficienza sorprendente.
Alla seconda rottura, avvenuta dopo che Microsoft aveva già deciso di non proseguire nella produzione di una nuova generazione del gadget, il supporto ci ha fatto sapere che in caso non fossero disponibili scorte, ci sarebbe stato inviato un assegno di rimborso.
Non ci speravo molto, ma l'assegno è effettivamente arrivato, ufficializzando la fine dell'avventura Microsoft Band.
Mi rimane la sorpresa nel vedere un'azienda come Microsoft imbarcarsi in un progetto del genere, produrre due generazioni di un gadget relativamente complesso come questo, con risultati peraltro non cattivi visto il resto del mercato degli "smartwatch" (chiedere a uno dei rari possessori di Apple Watch per credere), e poi lasciarlo naufragare miseramente, tra l'altro dopo averlo immesso sul mercato con modalità demenziali (prezzi bassi in USA dove Windows Phone è irrilevante, prezzi alti in Europa dove la quota di mercato non è trascurabile). Misteri del capitalismo moderno.

20 apr 2017

Questo giro di filmoni

Rassegna dei filmoni visti su questo volo intercontinentale: Quo Vado di Checco Zalone, oh non è mica male. Recitazione per lo più canina da parte di tutti i protagonisti, ma la parte centrale del film, dove lui si "civilizza" in Norvegia, fa sorridere. Central Intelligence con The Rock e Kevin Hart, commedia d'azione (si dirà così?), non male nemmeno questo, filmetto inconsistente ma quando si tratta di agenti CIA gli americani ci sanno fare: Dwayne Johnson mi piace e il film si fa vedere. Eight Days A Week, documentario di Ron Howard sui Beatles degli anni '64-'66, ovviamente quasi tutto con sgangherati filmati d'epoca, un film the ti lascia un po' "boh" però non annoia mai, forse anche perché passi tutto il tempo aspettando qualche spezzone d'intervista più sostanzioso a Lennon o Harrison, e invece praticamente niente. Ho provato Manchester By The Sea, ma complice l'audio pessimo e la mancanza di sottotitoli, ho rinunciato dopo dieci minuti, peccato perché m'han detto che è bello.
Al colmo della disperazione mi sono anche ascoltato Who Is William Onyeabor? che ricordavo aver avuto una certa eco mediatica e qualche recensione positiva, e si tratta di una raccolta di ritmi afro-funk-elettronici ipnotici sempre sull'orlo della noia. Anche qui l'ascolto in aereo è stato sicuramente penalizzante, ma è uno di quei dischi dove ci sono sicuramente dei ritmi affascinanti ma che bisogna proprio essere in vena (o disperati, o senza via di scampo) per riuscire a sorbirselo tutto.

15 apr 2017

The High Line


Questa è l'High Line a New York, il riutilizzo di un tratto di linea ferroviaria come percorso pedonale e giardino. Mi ha fatto venire voglia di esaminare con attenzione i progetti presentati a Milano per il riutilizzo degli scali ferroviari dismessi, e mi ha ricordato gli scenari metropolitani descritti da Asimov nei suoi romanzi sulla Fondazione, con le città cresciute su centinaia di livelli e infine racchiuse da una grande cupola, e alle sue profezie futuristiche, con auto che si guidano da sole e scienziati che prevedono i comportamenti delle masse.
E mi fa anche pensare a come sarebbe bello finalmente separare i poveri pedoni dalle orribili auto, e a come si potrebbe farlo innalzando i pedoni sopra il traffico, proprio come fa l'High Rise. Un livello per le auto, uno per i pedoni. Sarebbe bellissimo.


10 apr 2017

Filmoni

I miei contatti con la cinematografia contemporanea si limitano ai lunghi viaggi in aereo, quindi ovviamente i miei pareri non valgono molto, ma d'altra parte mi rendono forse un osservatore più distaccato. Ho provato a vedere Boris Il Film e non so se l'audio era fuori sincro o semplicemente il suono non era in presa diretta, ma i primi minuti rasentavano l'inguardabile; se un film del genere non riesce a strapparti non dico una risata ma nemmeno un sorriso in un quarto d'ora allora è meglio lasciar perdere. Ho provato Rogue One, che riassumerei in due parole: noia mortale. Ho quindi capitolato su Quel Bravo Ragazzo di Maccio Capatonda e c., che nonostante sia basato sulla trama più scontata del mondo è un film divertente. Bravi Maccio, Herbert Ballerina, Tony Sperandeo e l'altro mafioso ambientalista (geniale, quando lo arrestano e dice ai poliziotti: "ma non potete prendervi una ibrida?"). Canini gli altri attori/attrici. Ho poi guardato una buona metà di Why Him? (in Italia "Proprio Lui?"), classica commedia semi-idiota americana che riesce a farsi guardare nonostante le gag al livello di "persona chiusa nel cesso che non sa far funzionare il water automatico". Geniale il modo in cui viene fatta una citazione di Clouseau/Kato. Rabbrividisco al pensiero di come abbiano potuto ridurlo col doppiaggio in italiano.
Mi sono poi guardato Shin Godzilla, giapponesata totale, su cui si potrebbe scrivere un libro intero. Dialoghi degni di Chiquito e Paquito e recitazione catatonica: è come ritrovarsi su un altro pianeta. M'ha fatto venir voglia di vedere film giapponesi.

24 mar 2017

L'uva passa mi dà più calorie

La cinematografia, la stampa, l'Internet italiana contemporanea mi buttano giù.
Giorni fa ho letto un articolo online che parlava dell'interessante film "Il pugile del duce", prodotto e distribuito dall'Istituto Luce Cinecittà. La prima cosa sconfortante è che cercando il nome del film, non esce il sito di Cinecittà tra i primi risultati. La seconda è che non è possibile trovare un elenco delle sale in cui il film viene proposto. Ci sono riuscito contattando Cinecittà via Twitter, i quali mi hanno mandato un file Word. :-(
Ieri ho letto un altro articolo in cui si parlava di "Dawson City - Il tempo tra i ghiacci", presentato dalla Cineteca di Bologna. Sono andato sul sito per cercare maggiori news, e...

La scheda del film c'è, per carità... però cosa lo mettete a fare il motore di ricerca se non cerca?

13 mar 2017

Siti fatti da gente che non ha mai usato Internet

Alitalia non si smentisce mai.
Su Chrome non si riescono a editare le date.

Su Firefox, invece, l'unica opzione è scorrere a ritroso tutti gli anni fino a quello della propria nascita.

Che peste vi colga!


PS: il bello viene quando stampi la carta d'imbarco:

11 mar 2017

Ma tu guarda il caso

Giusto ieri mi chiedevo cosa fosse successo alle copie digitali del Sole 24 all'inizio del 2016:

Oggi:


09 mar 2017

Quotidiani italiani oggi

Siccome ho visto in giro cifre un po' strane, sono andato alla fonte. Nel mese di gennaio 2017, tolti i quotidiani sportivi e considerati anche gli abbonamenti, sono state vendute poco più di 2 milioni di copie di quotidiani, che significa circa 68500 copie al giorno.
Non sorprende che di queste solo poco più di 8000 arrivino tramite abbonamento (vista l'inaffidabilità delle Poste che dissuade iniziative del genere) e circa 6500 siano copie digitali (vista la nostra arretratezza a riguardo).

Sessantottomila giornali per circa 25 milioni di nuclei familiari.

Numeri che mi sembrano incredibili, tanto sono drammatici. 68500 copie su 8000 comuni, il che significa che ci sono centinaia o forse migliaia di comuni dove non si vende nemmeno un quotidiano.



Doom architecture at its best

IAD Dulles airport, Washington DC, USA.

29 gen 2017

L'editoria

In Italia, perlomeno.

"Il giorno dopo andai alla Garamond. [...] "Vede, in ogni casa editrice c'è un tipo che è indispensabile perché è l'unica persona in grado di ritrovare le cose nel disordine che crea. Ma almeno, quando si perde un manoscritto, si sa di chi è la colpa." 
"Perde anche i manoscritti?"
"Non più di altri. In una casa editrice tutti perdono i manoscritti. Credo sia l'attività principale. Ma bisogna pure avere un capro espiatorio, non le pare?" [...]
"Ma senta. Quando vedo in giro i libri della Garamond, mi sembrano edizioni molto curate e avete un catalogo ricco. Fate tutto qui dentro? In quanti?"
"Di fronte c'è uno stanzone con i tecnici, qui a fianco il mio collega Diotallevi. Ma lui cura i manuali, le opere di lunga durata, lunghe da fare e lunghe da vendere, nel senso che vendono a lungo. Le edizioni universitarie le faccio io. Ma non deve credere, non è un lavoro immenso. Oh dio, su certi libri mi ci appassiono, i manoscritti debbo leggerli, ma in genere è tutto lavoro già garantito, economicamente e scientificamente. Pubblicazioni dell'Istituto Tal dei Tali, oppure atti di convegni, curati e finanziati da un ente universitario. Se l'autore è esordiente, il maestro fa la prefazione e la responsabilità è sua. L'autore corregge almeno due mandate di bozze, controlla citazioni e note, e non prende diritti. Poi il libro viene adottato, se ne vendono mille o duemila copie in qualche anno, le spese sono coperte... Nessuna sorpresa, ogni libro è in attivo." [...]
"Le collane della Garamond avevano nomi seri e pensosi, come Studi Umanistici o Philosophia. Le collane della Manuzio avevano nomi delicati e poetici: Il Fiore che Non Colsi (poesia), La Terra Incognita (narrativa), L'Ora dell'Oleandro (ospitava titoli tipo Diario di una fanciulla malata), L'Isola di Pasqua (mi parve saggistica varia), Nuova Atlantide [...]. il signor Garamond possedeva due case editrici, ecco tutto." [...]
"La Manuzio era una casa editrice per APS. Un APS, nel gergo Manuzio, era - ma perché uso l'imperfetto? gli APS sono ancora, laggiù tutto continua come se nulla fosse accaduto, [...]. Un APS è un Autore a Proprie Spese e la Manuzio è una di quelle imprese che nei paesi anglosassoni si chiamano "vanity press". Fatturato altissimo, spese di gestione nulle. [...] Il sistema Manuzio era molto semplice. Poche inserzioni sui quotidiani locali, le riviste di categoria, le pubblicazioni letterarie di provincia, specie quelle che durano pochi numeri. Spazi pubblicitari di media grandezza, con foto dell'autore e poche righe incisive: "un'altissima voce della nostra poesia", oppure "la nuova prova narrativa dell'autore di Floriana e le sorelle". [...] "Prenda il caso De Gubernatis. Tra un mese, [...] una telefonata del signor Garamond lo invita a cena con alcuni scrittori. [...] viene presentato al commissario Caio, tutti i servizi aeroportuali sotto il suo controllo, ma soprattutto l'inventore, l'apostolo del Cosmoranto, il linguaggio per la pace universale, che se ne sta discutendo all'Unesco. Poi il professor Tizio, forte tempra di narratore, premio Petruzzellis della Gattina 1980 [...] e la nostra squisita poetessa, la gentile Olinda Mezzofanti Sassabetti [...]. Belbo mi confidò che si era chiesto a lungo perché tutti gli APS di sesso femminile firmassero con due cognomi, Lauretta Solimeni Calcanti, Dora Ardenzi Fiamma, Carolina Pastorelli Cefalù. [...]
"Poi la mattina dopo Garamond gli dirà: ieri sera non ho osato parlare per non umiliare gli altri, che cosa sublime, non dico i rapporti di lettura entusiasti, dirò di più, positivi, ma io stesso in prima persona ho passato una notte su queste pagine. Libro da premio letterario. Grande, grande. [...] E Garamond dirà che sul valore dell'opera non si discute neppure un secondo, ma è chiaro che è una cosa in anticipo sui tepmi, e quanto a copie non si andrà al di laà delle duemila, duemilacinque al massimo. [...] Di fronte al rischio che Garamond si tiri indietro, dopo che tutti in casa, in paese, in ufficio, sanno che ha presentato il manoscritto a un grande editore di Milano, De gubernatis farà i suoi conti. Potrebbe estinguere il libretto al portatore, chiedere la cessione del quinto, fare un mutuo, vendere quei pochi BOT, PArigi val bene una messa. Offre timidamente di partecipare alle spese. Garamond si mostrerà turbato, la Manuzio non usa, e poi via - affare fatto, mi ha convinto, in fondo anche Proust e Joyce hanno dovuto piegarsi alla dura necessità, i costi sono tot, noi ne stampiamo per ora duemila copie, ma il contratto sarà per un massimo di diecimila. Calcoli che duecento copie vengono a lei, omaggio, per inviarle a chi vuole, duecento sono di invio stampa [...] e ne distribuiamo milleseicento. E su queste, lo capisce, niente diritti per lei, ma se il libro va, ristampiamo e a quel punto lei si prende il dodici per cento."
"Avevo visto il contratto tipo che de Gubernatis, ormai in pieno trip poetico, avrebbe firmato senza neppure leggere, [...] L'APS doveva giungere esausto [...] dove si dice che diecimila è la tiratura massima ma non si parla di tiratura minima, che la somma da pagare non è ancorata alla tiratura, [...] e soprattutto che entro un anno l'editore ha il diritto di mandare al macero le copie invendute, a meno che l'autore non le rilevi a metà prezzo di copertina. Firma."
Il lancio sarebbe stato satrapico. Comunicato stampa di dieci cartelle, [...] tanto nelle redazioni dei giornali sarebbe stato cestinato. Stampa effettiva: mille copie in fogli stesi di cui solo trecentocinquanta rilegati. Duecento all'autore, una cinquantina a librerie secondarie e consorziate, cinquanta alle riviste di provincia, una trentina per scaramanzia ai giornali, nel caso gli avanzasse una riga tra i libri ricevuti." [...] "Nell'estate sarebbe arrivato il premio Petruzzellis della Gattina, creatura di Garamond. Costo totale: vitto e alloggio per la giuria, due giorni, e Nike di Samotracia in vermiglione. Telegrammi di felicitazione degli autori Manuzio.
Sarebbe infine arrivato il momento della verià, un anno e mezzo dopo. Garamond gli avrebbe scritto: Amico mio, lo avevo previsto, Lei è apparso con cinquant'anni di anticipo. Recensioni, lo ha visto, a palate, premi e consensi della critica, ça va sans dire. Ma copie vendute pochine, il pubblico non è pronto. [...]
Alla Manuzio sono rimaste 650 copie in fogli stesi, il signor Garamond ne rilega 500 e le invia contrassegno. Consuntivo: l'autore ha pagato generosamente i costi di produzione di 2000 copie, la Manuzio ne ha stampate 1000 e ne ha rilegato 850, di cui 500 sono state pagate una seconda volta. Una cinquantina di autori all'anno, e la Manuzio chiude sempre in forte attivo.
E senza rimorsi: distribuisce felicità."

Internet e Wikipedia

"Nelle pareti del cubicolo c'erano tre orifizi. A destra del dittografo, un piccolo tubo pneumatico per le comunicazioni scritte; a sinistra, uno un po' più grande per i giornali, e infine, nella parete di lato, a portata della mano di Winston, una larga fessura oblunga, protetta da una grata di fil di ferro. Quello era il luogo per la carta straccia. Identiche fessure si aprivano a migliaia, anzi a diecine di migliaia, per tutto l'edificio, e non soltanto in ogni stanza ma anche, a brevi intervalli, in ogni corridoio. [...] Winston fece il segnale di "numeri arretrati" sul teleschermo e chiese le edizioni del Times incriminate, che uscirono dal tubo pneumatico dopo pochi minuti. La comunicazione che aveva ricevuto si riferiva ad articoli o notizie che per una ragione o l'altra si riteneva necessario modificare, ovvero, secondo quanto diceva la frase ufficiale, rettificare. Per esempio, secondo il Times del diciassette marzo, il Grande Fratello nel suo discorso del giorno avanti aveva predetto che il fronte dell'India meridionale sarebbe stato tranquillo e che, invece, una offensiva eurasiana sarebbe stata sferrata in breve nell'Africa del nord. Siccome era successo che l'Alto Comando eurasiano aveva sferrato l'offensiva nell'India meridionale e aveva lasciato stare l'Africa del nord, si rendeva necessario riscrivere un paragrafo del discorso del Grande Fratello, in modo da fargli predire esattamente ciò che era in effetti avvenuto."

Tutto già descritto, continua a ripetersi.

In 1984 (pubblicato nel 1949), Orwell scriveva: ..."la guerra era stata letteralmente ininterrotta, sebbene propriamente parlando, non fosse stata sempre la stessa guerra. [...] scoprire chi stava combattendo e contro chi stava combattendo, in questo o in quel momento, sarebbe stato impossibile perché non c'era alcunché di tramandato, sia a voce che per iscritto riguardo a qualsiasi schieramento che non fosse il presente. In quel momento, per esempio, [...] l'Oceania era in guerra con l'Eurasia ed era alleata con l'Estasia. In nessuna conversazione pubblica o privata era stato mai ammesso che le tre potenze, in qualsiasi tempo, fossero state raggruppate in uno schieramento diverso. Veramente, come Winston ricordava, erano solamente quattro anni che l'Oceania era in guerra con l'Eurasia e alleata dell'Estasia. [...] Ufficialmente, uno scambio di alleanze non era mai avvenuto. L'Oceania era in guerra con l'Eurasia, quindi l'Oceania era sempre stata in guerra con l'Eurasia. Il nemico del momento rappresentava il male assoluto, e ne conseguiva che qualsiasi alleanza, passata o futura, con lui diventava impossibile. [...] "Chi controlla il passato" diceva lo slogan del Partito "controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato." Eppure il passato, sebbene mutevole per la sua stessa natura, non era mai stato mutato. Tutto ciò che era vero allora, rimaneva vero da sempre e per sempre. Era semplicissimo. Tutto quel che si richiedeva era soltanto una serie infinita di vittorie sulla propria stessa memoria. "Controllo della realtà", lo chiamavano: e in neolingua bispensiero."
E anche: "La Neolingua era la lingua ufficiale in Oceania [...]. Ci si riprometteva che la Neolingua sostituisse l'Archelingua [...] press'a poco attorno all'anno 2050. Nel frattempo, tuttavia, essa guadagnava costantemente terreno [...]. Il sistema in uso nel 1984 [...], era del tutto provvisorio e conteneva molte parole superflue e forme arcaiche che sarebbero state soppresse a tempo debito. [...] Fine della Neolingua [era] soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Era sottinteso come, una volta che la Neolingua fosse stata definitivamente adottata, [...] un pensiero eretico [...] sarebbe stato letteralmente impensabile [...]. La Neolingua era intesa non a estendere, ma a diminuire le possibilità del pensiero; si veniva incontro a questo fine appunto, indirettamente, col ridurre al minimo la scelta delle parole."
Nel 1976 circa, nel suo piccolo, il piano di rinascita democratica recitava: "L'aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema;  Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori. [...]  Pregiudiziale è che oggi ogni attività trovi protagonista e gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti. Così è evidente che le forze dell'ordine possono essere mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente".

Oggi il bispensiero e della neolingua sono al potere.
Nel suo piccolo Berlusconi poteva ancora far sorridere, con la sua crociata anti comunista e il suo "partito dell'amore", ma la lezione del Grande Fratello era già stata istituzionalizzata: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza. Si può sostenere il contrario di ciò che si è.
Trump è l'iperbole di tale meccanismo, perché accusa i suoi nemici (che ovviamente oggi possono essere l'Estasia e domani l'Eurasia) di essere il male assoluto, per poi immediatamente passare ad adottare misure oggettivamente naziste.


26 gen 2017

Cos'ho capito io della democrazia in occidente oggi.

Caro Popolo della Rete, visto che grazie a questa cosa di Trump stai seguendo con grande interesse lo scacchiere politico internazionale, voglio provare a riassumere la situazione italiana così mi dici se ho capito male.
C'è stato Berlusconi, poi tutto quel casino e poi Monti, e poi abbiamo fatto le elezioni. Ha vinto, diciamo, il PD, facendo campagna elettorale antiberlusconiana, e Bersani avrebbe voluto fare il governo con Grillo ma Grillo non ha voluto, e allora il governo l'ha fatto Letta insieme al partito di Berlusconi. Poi, non s'è capito bene come, è arrivato Renzi, che ha fatto il governo con vari ex berlusconiani e altri sparsi. Nel frattempo è venuto fuori che la legge elettorale usata per eleggere il Parlamento che sosteneva e sostiene questi governi era incostituzionale, quindi giustamente il Presidente della Repubblica esorta tutti a fare una legge elettorale ben fatta e andare a votare con quella il prima possibile. Questo, se ben ricordo, non meno di due-tre anni fa.
Nel frattempo, Renzi fa due cose: primo, una riforma costituzionale così bella che lui per primo propone di farci un referendum "e se me la bocciate mi dimetto", e infatti gliela bocciano e lui si dimette, tanto a lui che gli frega, adesso sono affari nostri. Secondo, rifà anche la legge elettorale, e adesso la Corte Costituzionale gli ha bocciato pure quella, ma comunque tanto a lui che gli frega, perché nel frattempo appunto s'è dimesso e, piuttosto che andare a votare, a fare il presidente del Consiglio ci abbiamo messo Gentiloni, che a dir la verità non ho ancora ben capito cosa dovrebbe star lì a fare.

Insomma, caro Popolo della Rete, a me sembra che questa democrazia sia una gran truffa, ma magari mi sbaglio.

17 gen 2017

Splendido bilocale

Una cosa che ho imparato dai miei colleghi americani e su cui concordo è che "you don't buy the house, you buy the neighborhood", cioè che quando compri casa l'aspetto più importante da considerare non è tanto la casa in sè ma il vicinato, la zona.
Ovviamente qua da noi si fa esattamente l'opposto: sbircio dietro le veneziane sbilenche delle finestre delle case scrostate del centro storico che cade a pezzi e vedo appartamenti tirati a lucido e schermi a 50 pollici.
Oggi mi arriva questo annuncio immobiliare: "Splendido bilocale a Borgio Verezzi". Voglio dire: 45 metri quadri non li definirei "splendidi" nemmeno se fossero ricoperti d'oro.
Fotografie a corredo dell'annuncio: 5 (cinque) della zona giorno, 3 (tre) della zona notte e 3 (TRE) del bagnetto. Il fatto che siamo al mare non vuol dire niente: il mare sappiamo tutti com'è fatto, no? E' quella roba che c'è alla fine di quella striscia piena di sabbia e di bambini urlanti dove si va coi propri bambini urlanti ad agosto trascinandosi il passeggino il materassino paletta e secchiello il camion giocattolo i teli da spiaggia la borsa frigo e gli speaker bluetooth, e si sta attenti a non farsi stirare quando si attraversa l'Aurelia e alla sera si va a mangiare il fritto misto. Quindi di cosa c'è fuori dallo "splendido bilocale" non ce ne frega un tubo e ci mettiamo solo una foto, anzi non facciamo nemmeno la fatica di metterci una foto, ma prendiamo uno screenshot da Google Streetview, questo qua:


Centosettantamila Euro, il sogno di una vita!

Public broadcasting, you're doing it wrong

Io la RAI non la guardo mai, a parte quando su RAI Storia incappo in qualcosa più interessante delle televendite di Magia Di Stelle (raramente). Il sito lo frequento ancora meno, perché mi fa sono innervosire.
Oggi dovevo farlo, dovevo vedermi questo servizio di 3 minuti. Il sito che mi si presenta è questo:
Un banner pubblicitario in basso, una pubblicità in alto a destra, e uno spot di 15 secondi prima del contenuto vero e proprio. Completa il quadro un'utilissima barra dei contenuti della sezione, che presenta i link a ben cinque articoli, di cui il primo è quello che ho già davanti. Il resto della pagina sono 6 link a "I video più visti di Rainews.it".

Ah, ovviamente, lo spot s'è visto benissimo ma il video si interrompe dopo 9 secondi.

16 gen 2017

To draw, drawed, drawed

Per portare con anche la conoscenza dell'inglese.


Aeroporto di Milano Malpensa, capitale economica d'Italia.

14 gen 2017

Anatema sulla stampa musicale italiana

Categoria: stampa musicale italiana; sottocategoria: classifiche dei dischi dell'anno.
Primo premio va a Classic Rock Italia che mette "Kentucky" dei Black Stone Cherry in posizione 48 e in posizione 16.
Motivazione della giuria: confermando lo sprezzo del pericolo che contraddistingue la rivista fin dagli esordi, dalle avventurose traduzioni dall'inglese al costante abuso del termine "cinematico", Classic Rock Italia è ancora una volta la portabandiera dell'Italia dei dilettanti al potere, di quelli che per tradurre non è necessario essere traduttori, di quelli che per scrivere non è necessario sapere l'italiano, di quelli che per fare una rivista non è necessario assumere un correttore di bozze, di quelli che per essere esperti di rock non è necessario mettersi d'accordo se i Black Stone Cherry si meritano il sedicesimo posto o il quarantottesimo.