28 ott 2018

Africa e Capri

Su Alias, l'inserto del manifesto, ho trovato due recensioni che mi hanno incuriosito. La prima su Viaggio in Africa di Giorgio Manganelli.
"L’Africa è per Manganelli un continente essenzialmente immune da tutto ciò che segna l’identità dell’europeo. L’europeo ammira la velocità, l’africano la lentezza, l’uno costruisce monumenti, l’altro ha gli animali e le piante millenarie che si impongono sul paesaggio: l’«assoluta arcaica vita africana, di vegetazione e animali», e sono gli animali «gli abitanti assoluti e fatali dell’Africa». Il bianco ha il tempo che scorre verso il futuro, il nero ha il presente assoluto."
"A un continente per molti versi ancora immune dalla consapevolezza del ‘tempo’ e dello ‘spazio’ organizzati secondo i criteri europei (controllo, efficienza, profitto) vengono di fatto imposte le coordinate occidentali e rivelate la propria indigenza e la propria arretratezza, ma anche prospettati di colpo un’infinità di bisogni e desideri rispetto ai quali l’africano era stato fino ad allora del tutto alieno."
La seconda su Capri 1905-1940 Frammenti postumi
"«Al viaggiatore, tratto in inganno dagli imbonimenti della letteratura turistica, desideroso di visitare Capri, non si può raccomandare abbastanza, nel reciproco interesse, di farne a meno».
"Edwin Cerio era ingegnere e figlio del mitico medico condotto di Capri, Ignazio. [...] Sarebbe diventato sindaco, seppure per poco. In tempo comunque per organizzare nel 1922 un Convegno del Paesaggio, contro la speculazione fondiaria e alberghiera che ormai stava aggredendo l’isola. Fosse stato per lui, i turisti li avrebbe rispediti tutti a casa, per dare spazio invece all’utopia: quello di un’isola luogo di raccolta di spiriti liberi, provenienti da ogni angolo del mondo."

12 ott 2018

Italiani brava gente

Da Nigrizia: "Nella costruzione del mito “Italiani brava gente”, uno dei capisaldi è l’idea che Mussolini abbia fatto le leggi razziali «solo perché le ha imposte Hitler». Ammettere una responsabilità anche collettiva nel razzismo fascista di stato renderebbe difficile raccontarsi, poi, come un popolo eccezionalmente mite. Esse sono state derubricate, così, a umana debolezza nei confronti della volontà dell’unico vero cattivo: Hitler e, per estensione, il popolo tedesco."

10 ott 2018

Parole indigeste

Mi voglio appuntare questo bell'articolo letto sul manifesto. Eccone una parte: 
"Si tratta della comunicazione manipolatoria, che conduce chi la subisce a elaborare e memorizzare inconsapevolmente grandi moli di informazioni sapientemente impacchettate dentro l’implicito, dentro ciò che viene digerito anche senza essere stato masticato. O a considerare dato di fatto ciò che in realtà è mera opinione. «Penso che le sanzioni contro il popolo e il governo ungherese siano una follia, un atto politico di quell’Europa morente di sinistra che non si rassegna al cambiamento»: l’opinione di Salvini è che le sanzioni siano una follia e un atto politico di quell’Europa ecc.
SE LO CONFUTIAMO (Non è vero!), neghiamo la sua affermazione, cioè il fatto che le sanzioni siano una follia e un atto politico di quell’Europa ecc. Curiosamente, e diabolicamente, non c’è un modo diretto per confutare quell’Europa morente di sinistra che non si rassegna al cambiamento: il fatto che esista un’Europa di sinistra, che l’Europa di sinistra stia morendo, che l’Europa di sinistra non voglia il cambiamento, che il cambiamento sia inevitabile, pur essendo opinioni, vengono presentati come dati di realtà scontati, impacchettati dentro un nome complesso, che per sua natura è inaccessibile alla confutazione.
CHE LE SANZIONI siano o meno una follia, in fondo, non è il punto di centrale, ciò che conta davvero è stato messo al sicuro dentro una presupposizione.
Un’opinione, se infilata dentro la struttura giusta, diventa Veritas. Così, sentendo l’espressione le vere vittime del razzismo, siamo condotti a considerare scontato che ce ne siano di finte. Nell’udire che la pacchia è finita, siamo prepotentemente obbligati a dare per scontato che la pacchia sia esistita davvero, e non sia durata poco.
D’altra parte, che i migranti si trovino in una situazione straordinariamente vantaggiosa (significato della parola pacchia) sarebbe un messaggio difficile da argomentare fuori da una presupposizione.
SE IL LINGUAGGIO VIOLENTO si fa normalità nell’era della comunicazione globale, resistere alla violenza diventa affare di tutti. Come? Dobbiamo immunizzarci, conoscere l’antigene per poterlo neutralizzare, sviluppare anticorpi alla violenza linguistica, rifiutarci di digerirla."