10 ott 2018

Parole indigeste

Mi voglio appuntare questo bell'articolo letto sul manifesto. Eccone una parte: 
"Si tratta della comunicazione manipolatoria, che conduce chi la subisce a elaborare e memorizzare inconsapevolmente grandi moli di informazioni sapientemente impacchettate dentro l’implicito, dentro ciò che viene digerito anche senza essere stato masticato. O a considerare dato di fatto ciò che in realtà è mera opinione. «Penso che le sanzioni contro il popolo e il governo ungherese siano una follia, un atto politico di quell’Europa morente di sinistra che non si rassegna al cambiamento»: l’opinione di Salvini è che le sanzioni siano una follia e un atto politico di quell’Europa ecc.
SE LO CONFUTIAMO (Non è vero!), neghiamo la sua affermazione, cioè il fatto che le sanzioni siano una follia e un atto politico di quell’Europa ecc. Curiosamente, e diabolicamente, non c’è un modo diretto per confutare quell’Europa morente di sinistra che non si rassegna al cambiamento: il fatto che esista un’Europa di sinistra, che l’Europa di sinistra stia morendo, che l’Europa di sinistra non voglia il cambiamento, che il cambiamento sia inevitabile, pur essendo opinioni, vengono presentati come dati di realtà scontati, impacchettati dentro un nome complesso, che per sua natura è inaccessibile alla confutazione.
CHE LE SANZIONI siano o meno una follia, in fondo, non è il punto di centrale, ciò che conta davvero è stato messo al sicuro dentro una presupposizione.
Un’opinione, se infilata dentro la struttura giusta, diventa Veritas. Così, sentendo l’espressione le vere vittime del razzismo, siamo condotti a considerare scontato che ce ne siano di finte. Nell’udire che la pacchia è finita, siamo prepotentemente obbligati a dare per scontato che la pacchia sia esistita davvero, e non sia durata poco.
D’altra parte, che i migranti si trovino in una situazione straordinariamente vantaggiosa (significato della parola pacchia) sarebbe un messaggio difficile da argomentare fuori da una presupposizione.
SE IL LINGUAGGIO VIOLENTO si fa normalità nell’era della comunicazione globale, resistere alla violenza diventa affare di tutti. Come? Dobbiamo immunizzarci, conoscere l’antigene per poterlo neutralizzare, sviluppare anticorpi alla violenza linguistica, rifiutarci di digerirla."

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