30 dic 2018

Il duro lavoro del correttore di bozze

David Foster Wallace - Una cosa divertente che non faro' mai piu'
Minimum fax
Traduzione di Gabriella D'Angelo e Francesco Piccolo.

Cercando informazioni sono incappato in questo post dove ci si chiede "a cosa serva avere due traduttori come Francesco Piccolo e Gabriella D’angelo, senza dimenticare tutta l’accolita di fan accaniti di DFW, se poi basta così poco perché il sottoscritto ricordi il libro in questione per uno stupido errore di traduzione". L'errore in questione e' stato corretto nell'edizione che ho in mano io.
Peccato che aprendo il libro a caso sono incappato in un tragico "compagnia di software" che evidentemente discende dall'originale "software company", e quindi continua a non spiegarsi come abbiano fatto due traduttori e un correttore di bozze a scivolare sul piu' classico dei false friend.

Cioe', si spiega benissimo, sapendo come lavora gran parte dell'editoria italiana, e soprattutto considerando che ne' Piccolo ne' D'Angelo sono traduttori.

21 dic 2018

L'HTTPS è una truffa

PRELUDIO
AVIS Autonoleggio Italia (o qualcuno che si spaccia per AVIS) mi ha mandato una mail con mittente Info.FatturazioneElettronica@abg.com invitandomi con toni perentori a cliccare su un link di e-maggiore.net per inserire i miei dati personali ai fini della fatturazione elettronica. Con mail di questo tipo in circolazione, com'è possibile educare gli utenti ai pericoli del phishing?
Io ho il forse sospetto che purtroppo la mail sia legittima, ma la cancello lo stesso, perché è la cosa giusta da fare.

SVOLGIMENTO
Però mi sono detto: facciamoglielo presente ad AVIS che mandano in giro delle mail ridicole. Quindi ho cercato se hanno un account Twitter: non ce l'hanno. Allora ho cercato il sito: avisautonoleggio.it. Mi loggo col mio account e vengo accolto da link imbarazzanti come "prenota un auto" o francamente enigmatici come "il mio zioni profilo". Il link "Contattaci" porta all'homepage: nessuna traccia di come contattare l'azienda.
La cosa peggiore, però, è che il sito, utilizzando HTTPS, viene catalogato come "sicuro" da tutti i browser. In cosa consiste questa "sicurezza"? in un certificato digitale che non specifica nemmeno il proprietario dello stesso, non fornisce nessuna informazione utile e anzi fa riferimento a un fantomatico dominio avis.fr. 
Com'è possibile, in queste condizioni, spiegare agli utenti come distinguere un sito "sicuro" da uno non sicuro?

La spinta a utilizzare HTTPS ovunque è mascherata da crociata a favore della sicurezza degli utenti mentre in realtà si tratta semplicemente di lotte di potere tra i fornitori cloud di contenuti e gli Internet Service Provider, con i primi che vogliono ottenere completo controllo sui flussi globali di traffico alle spese dei secondi. Il problema è che queste manovre hanno l'effetto di diminuire il livello di sicurezza degli utenti anziché aumentarlo. Finché saranno Mozilla, Google, Microsoft e Apple a decidere quali autorità certificatrici sono "fidate" e quali no, continueremo a vedere sitacci come quello di AVIS classificati come "sicuri", con l'effetto di diminuire la soglia di attenzione degli utenti e la loro capacità di distinguere un sito legittimo da uno pericoloso.



16 dic 2018

Torino, Svizzera


Democrazia

Un paio di mesi fa ho trovato in edicola contemporaneamente diverse riviste che si ponevano domande preoccupanti sul futuro della democrazia.
In particolare l'Atlantic conteneva un paio di articoli molto interessanti. Il primo e' di Anne Applebaum e si intitola "A warning from Europe" e usa le vicende politiche della Polonia per alcune osservazioni molto utili: "Unlike Marxism, the Leninist one-party state is not a philosophy. It is a mechanism for holding power. It works because it clearly defines who gets to be the elite [...]. In monarchies such as prerevolutionary France and Russia, the right to rule was granted to the aristocracy [...]. In modern Western democracies, the right to rule is granted, at least in theory, by different forms of competition: campaigning and voting, meritocratic tests that determine access to higher education and the civil service, free markets. Old-fashioned social hierarchies are usually part of the mix, but in modern Britain, America, Germany, France, and until recently Poland, we have assumed that competition is the most just and efficient way to distribute power. The best-run businesses should make the most money. The most appealing and competent politicians should rule. The contests between them should take place on an even playing field, to ensure a fair outcome.Lenin’s one-party state was based on different values. [...] The Bolshevik one-party state was not merely undemocratic; it was also anticompetitive and antimeritocratic. Places in universities, civil-service jobs, and roles in government and industry did not go to the most industrious or the most capable. Instead, they went to the most loyal. People advanced because they were willing to conform to the rules of party membership. Though those rules were different at different times, they were consistent in certain ways. [...] Above all, they favored people who loudly professed belief in the creed, who attended party meetings, who participated in public displays of enthusiasm. Unlike an ordinary oligarchy, the one-party state allows for upward mobility: True believers can advance. As Hannah Arendt wrote back in the 1940s, the worst kind of one-party state “invariably replaces all first-rate talents, regardless of their sympathies, with those crackpots and fools whose lack of intelligence and creativity is still the best guarantee of their loyalty.”"
"You can call this sort of thing by many names: nepotism, state capture. But if you so choose, you can also describe it in positive terms: It represents the end of the hateful notions of meritocracy and competition, principles that, by definition, never benefited the less successful. A rigged and uncompetitive system sounds bad if you want to live in a society run by the talented. But if that isn’t your primary interest, then what’s wrong with it?"
"The Smolensk conspiracy theory, like the Hungarian migration conspiracy theory, served another purpose: [...] it offered a new reason to distrust the politicians, businesspeople, and intellectuals who had emerged from the struggles of the 1990s and now led the country. More to the point, it offered a means of defining a new and better elite. There was no need for competition, or for exams, or for a résumé bristling with achievements. Anyone who professes belief in the Smolensk lie is by definition a true patriot—and, incidentally, might well qualify for a government job.

Il secondo articolo e' dello storico molto di moda ultimamente Yuval Noah Harari e si intitola "Why technology favors tyranny" e nonostante non dica molto di nuovo rispetto a quanto gia' chiarito da Evgeny Morozov in "The net delusion", un promemoria fa sempre bene: "A facade of free choice and free voting may remain in place in some countries, even as the public exerts less and less actual control. To be sure, attempts to manipulate voters’ feelings are not new. But once somebody (whether in San Francisco or Beijing or Moscow) gains the technological ability to manipulate the human heart—reliably, cheaply, and at scale—democratic politics will mutate into an emotional puppet show."