17 ott 2019

Frasi fatte trite e ritrite

Me le appunterò qui man mano.

"ridda di proteste"
"l'esodo"
"la stangata"
"fanalino di coda"

24 set 2019

La goccia

Si parla di andare su Marte ma il problema della goccia del sapone liquido non l'ha ancora risolto nessuno.


22 set 2019

Cannucce di carta

"There is a long history of industry-funded "deflection campaigns" aimed to divert attention from big polluters and place the burden on individuals".
"The bigger issue is that focusing on individual choices around air travel and beef consumption heightens the risk of losing sight of the gorilla in the room: civilization's reliance on fossil fuels".

13 ago 2019

We're all gonna be dirt in the ground

Mi sono ritrovato tra le mani "Bruce Springsteen - Come un killer sotto il sole - Testi scelti 1972-2017" di Leonardo Colombati, un tomo di 800 e passa pagine preparato per scucire 34 euro agli springsteeniani, categoria di fan perlopiù attempati e danarosi avvezzi a essere periodicamente rapinati in nome del loro beniamino.
Il librone è la scusa per pubblicare un saggio di 150 pagine in cui Colombati sciorina la sua erudizione in materia di letteratura americana allo scopo - in estrema sintesi - di inserire Springsteen stesso nel "canone" della cultura popolare made in USA. L'obbiettivo viene centrato, a mio parere, solo parzialmente, a causa della sovrabbondanza di citazioni e riferimenti con cui è infarcito il testo. La gestione delle note, in particolare, è a tratti alquanto stramba, in quanto capita di ritrovare nel testo ampi stralci che erano precedentemente stati inclusi come note a piè di pagina. Ma si sa che al giorno d'oggi l'importante è stampare il maggior numero di pagine possibile. La cosa raggiunge apici quasi comici nella parte dei testi: ai testi tradotti sono dedicate 340 pagine, seguite da 140 pagine di "Note ai testi", seguite da ulteriori 8 pagine di Note alle Note ai testi. Seguono 180 pagine di "Appendice" di cui non sentivo alcuna necessità ma che evidentemente è stata aggiunta quando qualcuno ha pensato che questo potesse diventare così il libro "definitivo" su Springsteen (l'ennesimo libro "definitivo" su Springsteen), e per concludere una ventina di pagine di bibliografia e fonti varie.
Tutto ciò sarebbe interessante e benemerito, anche solo per il fatto di fornire così tanti spunti da approfondire in letteratura, poesia e musica.

Peccato che Colombati compia il peccato mortale di avventurarsi in un territorio che non è il suo: quello della traduzione. Un conto è conoscere una lingua, un altro è essere un traduttore. E' un po' come la differenza tra saper guidare l'auto e fare il pilota di Formula Uno.
Colombati cade ripetutamente su un verso di Spirit in the night ("me and Crazy Janey were making love in the dirt") e su un analogo di This Hard Lard ("back into the dirt of this hard land"), traducendo criminalmente "io e Janey la Matta facevamo l'amore tra i rifiuti" (pagina 45, 76) e "nel lurido di questa dura terra" (pag. 102 e 148). Io non so da dove arrivi questa cosa dei rifiuti, ma il fatto è che non dovrebbe "suonare" bene a nessuno. Come, scusa? la combriccola che va a divertirsi al Greasy Lake non menziona nessuna discarica nei paraggi... Non è una cosa un po' strana? Quando qualcosa "suona" così strana, c'è una cosa molto facile che si può fare prima di tradurre "dirt" in "rifiuti": prendere in mano un dizionario. E trovarci quanto segue: "ci si può riferire al terreno per terra come "dirt", specialmente quando è polveroso": "they all sit on the dirt in the shade of a tree".
A questo punto, a chiunque dovrebbe almeno sorgere il dubbio che il narratore e Crazy Janey stessero facendo l'amore sulla sabbia della spiaggia del Greasy Lake, come peraltro risulta chiarissimo già dall'ascolto della canzone.
Idem dicasi per This hard land, dove il Colombati si inerpica su uno strambo "lurido" mentre invece ci si sta chiaramente riferendo alla terra arida nella quale i semi non germogliano.
Notato ciò, ho saltato a piè pari le 340 pagine di testi tradotti.

Nel testo principale, Colombati si avventura in altre traduzioni più o meno avventate, quali: "Jackson cage" reso con "nell'alveare di Jackson"; "that giant Exxon sign" con "l'insegna della Esso" (d'accordo che Esso è un marchio della Exxon, ma non vedo proprio la necessità di sottolinearlo); "it was more 'n all this that put that gun in my hand" con "è stato proprio tutto ciò che ha armato la mia mano" (ma qui era difficile); e, per concludere, prende il passo finale del discorso di Bono (citato altre due volte quasi per intero) "more than anyone else, Bruce Springsteen owns America's heart" e lo traduce in "Bruce Springsteen ha conquistato il cuore dell'America". Il mestiere del traduttore non è facile, e passi come quello di Bono sono oggettivamente complicati da trasporre in italiano, ma è per questo che certi lavori andrebbero lasciati ai professionisti.


Post scriptum

Ah, me n'ero dimenticate un bel po'!

"Hemi-powered drones" spiegato con (tenetevi forte) "Drones in questo contesto significa "automi", ovvero i ragazzi che corrono per strada senza pensare al futuro".
Anche qui, aprire il dizionario aiuta: "if something drones, it makes a low, continuous, dull noise. Drone is also a noun - ...the constant drone of the motorways" eccetera.
Quindi, come peraltro Radio Nowhere c'insegna, gli hemi-powered drones sono, ovviamente, i motori che gridano/urlano/rombano giù per il boulevand.

Ed eccone un paio d'altre da Jungleland: "there's an opera out on the turnpike" viene spiegata con quanto segue: "L'"opera" è il Garden State Arts Center, nel parco di Telegraph Hill, all'uscita 116 della Garden State Parkway", mentre invece è evidente a chiunque non faccia pesante uso di allucinogeni, che la canzone sta paragonando la vita di strada della "jungleland" a un'opera (un melodramma, mettetela come volete) che ha per palcoscenico il turnpike, un balletto "fought out in the alley", uno dei versi a mio parere migliori di tutto il repertorio di Bruce, le risse, i regolamenti di conti, combattuti nei vicoli che si tramutano in balletti, oh insomma qua siamo tra West Side Story e The Warriors, ma Colombati non l'ha capito.

Ma soprattutto: "Chi sono questi rangers ad Harlem?" scrive un sempre più allucinato Colombati, "Qualcuno ha pensato alla squadra di hockey, i New York Rangers; ma non risulta che abbiano mai giocato ad Harlem (la loro casa è il Madison Square Garden). Si tratta più probabilmente dei rangers dell'esercito".
Ora, se qualcuno vuole provare a convincermi che Jungleland non parla di gang giovanili ma del dopolavoro dell'esercito, si faccia avanti.

5 ago 2019

4 ago 2019

Un libro divertente che non leggerò mai più

Le premesse non erano delle migliori, purtroppo. Prima di iniziare la lettura di "Una cosa divertente che non farò mai più" di David Foster Wallace avevo scovato questo post che si concentrava su un marchiano errore di traduzione, e purtroppo ne ho trovati altri che mi hanno rovinato la lettura di questo bel libro.
A pagina 34 dell'edizione che ho davanti (minimum fax, terza edizione), c'è scritto che "ormai sono ridotto in pantaloni larghi, maglietta e cravatta". Siccome l'autore si sta lamentando del caldo che c'è nell'hangar d'imbarco della sua crocieta, mi sembra evidente che stia parlando di una camicia, non di una maglietta. Di una shirt, non di una t-shirt. Io l'originale non l'ho letto, ma se a voi sembra normale che uno si vesta in maglietta e cravatta, boh...

Ma la cosa che mi fa uscire dai gangheri è la seguente (pagina 79): "C'è l'accappatoio liscio liscio e senza fili appesi e naturalmente asciugamani così belli che ti viene voglia di chiedergli la mano". 
Questa frase ci dice che la casa editrice minimum fax ha ingaggiato Gabriella D'Angelo e Francesco Piccolo per tradurre questo libro e non si è curata minimamente della qualità del loro lavoro. Ci dice che D'Angelo e Piccolo non sono traduttori, ma dilettanti allo sbaraglio. Ci dice che oltre a non essere traduttori, hanno una conosceza poco più che scolastica della lingua inglese, perché non conoscono la frase "no strings attached". Ci dice che alla minimum fax o non fanno la correzione delle bozze o l'affidano a persone molto molto distratte, perché nessuno può leggere di un "accappatorio senza fili appesi" e non farsi qualche domanda.

Quindi, a beneficio della redazione di minimum fax e della coppia D'Angelo-Piccolo, andiamo a spiegare cosa voleva dire D.F.Wallace: "no strings attached" è un modo di dire che si usa per descrivere relazioni (sentimentali, commerciali, ecc.) senza vincoli, libere, senza obblighi nascosti. Bruce Springsteen canta in Racing in the street: "We only run for the money, got no strings attached", tanto per capirci. Ora è quindi evidente che DFW voleva descriverci le tipologie di biancheria presenti nella sua cabina tramite questo paragone sentimental-amoroso: accappatoi da amare per un giorno e dimenticare senza rimorsi, asciugamani di cui innamorarsi fino a volerli sposare.

Come detto, io non ho letto la versione originale. C'è quindi una remota possibilità che DFW non abbia usato la frase "no strings attached", ma anche se così fosse vorrei chiedere alla redazione di minimum fax di spiegarmi le caratteristiche degli accappatoi con e senza "fili appesi".

18 giu 2019

Classico esempio

Doomarchitecture in Magenta.

crudeltà condivisa

Questo articolo me lo voglio appuntare anche qui perché descrive chiaramente la nostra società.
"Somewhere on the wide spectrum between adolescent teasing and the smiling white men in the lynching photographs are the xxx supporters whose community is built by rejoicing in the anguish of those they see as unlike them, who have found in their shared cruelty an answer to the loneliness and atomization of modern life."

19 mag 2019

guerra al latifondo

In questo articolo sul manifesto, Gaetano Lamanna fa un efficace riassunto di un pezzo della storia italiana e identifica correttamente una moderna lotta al latifondo.
"Il mito della casa in proprietà, alimentato in tutti i modi nei decenni passati, è stato il volano di un colossale trasferimento di risorse dal lavoro alla rendita immobiliare e finanziaria. Mutui casa e canoni di locazione sono alcuni dei modi di questo trasferimento. La crescita delle diseguaglianze sociali in Italia è esattamente l’altra faccia della rendita. La sua impetuosa avanzata è andata di pari passo con la definitiva chiusura di quel welfare abitativo che pure aveva contraddistinto la politica italiana dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Con la benedizione dei governi che si sono succeduti, cementificazione e consumo di suolo l’hanno fatta da padroni e i periodici condoni hanno creato condizioni propizie al proliferare dell’abusivismo edilizio. Negli ultimi trent’anni in Italia si è incentivata in tutti i modi la casa in proprietà e ha dominato il più spregiudicato laissez faire (“ognuno padrone in casa propria”) di berlusconiana memoria."
"Facendo le dovute distinzioni, i movimenti di occupazione [...] sono paragonabili alle lotte per la terra dei contadini poveri che nel dopoguerra diedero l’assalto al latifondo. Anche allora nel movimento erano presenti sacerdoti e tanti intellettuali di diverso orientamento politico, culturale e religioso.
Nel latifondo si annidava la rendita fondiaria, prima causa di intollerabili diseguaglianze sociali, della miseria nera e dell’analfabetismo in cui viveva la grande maggioranza del popolo. In un contesto mutato, negli edifici inutilizzati o in stato di abbandono si annida la rendita urbana, anche quella assenteista. Gli occupanti di oggi sono l’avanguardia della lotta alla rendita, da cui passa gran parte della politica redistributiva.
La rendita immobiliare non è un concetto astratto. Gli interessi congiunti di proprietari fondiari, imprese di costruzione e banche sono all’origine di un’espansione urbana incontrollata, di periferie degradate, di servizi inefficienti o inesistenti. Sono all’origine del degrado territoriale ed ambientale, della carenza di alloggi pubblici, degli sfratti per morosità, delle abitazioni pignorate per l’impossibilità di onorare il pagamento del mutuo. In una parola, la rendita urbana ha, da un lato, falcidiato il reddito delle famiglie di ceto medio per il caro-casa, e dall’altro, ha generato un forte aumento del disagio e della povertà."

18 mag 2019

con l'accento

Da Marita, Abbiategrasso.

appunti

Un articolo ben scritto sul manifesto.

"Ni d’Ève, ni d’Adam fa emergere l’intersessualità come fenomeno plurale, riguardante persone con cromosomi diversi [...], ciascuna con la propria storia [...] e il proprio modo di affrontare l’impatto con una società ancora incapace di concepire questi corpi se non come mostri, vittime di malformazioni o anomalie.
Eppure, le persone intersessuali sono presenti nella popolazione in percentuale pari a quelle con i capelli rossi. Ci sono sempre state, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Il più delle volte, infatti, i loro corpi hanno subito interventi chirurgici sin dalla più tenera età senza lasciar loro il tempo e la possibilità di prestare alcun consenso. Il tertium fa paura e la paura è espressione dell’ansia di attribuire a ognuno un posto nel sistema maschio/femmina concepito sul modello della riproduzione sessuale. In virtù di questa ideologia, la riproduzione è anche il calibro con cui misurare il grado di aderenza di una vita alla norma (etero, riproduttiva) e così attestarne il valore: «I miei genitori mi hanno spiegato con un misto di pena e di compassione negli occhi che ero stata operata subito dopo la nascita e che non avrei mai potuto avere figli. Avevo sette anni. Io ero sollevata perché con quelle facce pensavo che volessero annunciarmi il loro divorzio», ricorda il personaggio di M. a cui fa eco Deborah: «Io avevo otto anni quando i miei genitori a tavola mi hanno comunicato che non avrei mai potuto avere figli. Io ho risposto: ‘Non importa, tanto andrò a studiare gli orsi polari alle isole Svalbard’». [...]
Il più delle volte, la chirurgia decide che è più facile assegnare al sesso femminile un soggetto con genitali indeterminati e, dunque, oltre alle operazioni di rimozione di eventuali tessuti testicolari che possono avvenire nell’arco di diversi anni, si procede per tutta la vita alla somministrazione di estrogeni e alla periodica imposizione di dilatatori vaginali sin dall’infanzia. L’obiettivo è fabbricare un corpo che non solo è femminile dal punto di vista fenotipico ma è anche suscettibile di penetrazione fallica per via vaginale."