19 mag 2019

guerra al latifondo

In questo articolo sul manifesto, Gaetano Lamanna fa un efficace riassunto di un pezzo della storia italiana e identifica correttamente una moderna lotta al latifondo.
"Il mito della casa in proprietà, alimentato in tutti i modi nei decenni passati, è stato il volano di un colossale trasferimento di risorse dal lavoro alla rendita immobiliare e finanziaria. Mutui casa e canoni di locazione sono alcuni dei modi di questo trasferimento. La crescita delle diseguaglianze sociali in Italia è esattamente l’altra faccia della rendita. La sua impetuosa avanzata è andata di pari passo con la definitiva chiusura di quel welfare abitativo che pure aveva contraddistinto la politica italiana dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Con la benedizione dei governi che si sono succeduti, cementificazione e consumo di suolo l’hanno fatta da padroni e i periodici condoni hanno creato condizioni propizie al proliferare dell’abusivismo edilizio. Negli ultimi trent’anni in Italia si è incentivata in tutti i modi la casa in proprietà e ha dominato il più spregiudicato laissez faire (“ognuno padrone in casa propria”) di berlusconiana memoria."
"Facendo le dovute distinzioni, i movimenti di occupazione [...] sono paragonabili alle lotte per la terra dei contadini poveri che nel dopoguerra diedero l’assalto al latifondo. Anche allora nel movimento erano presenti sacerdoti e tanti intellettuali di diverso orientamento politico, culturale e religioso.
Nel latifondo si annidava la rendita fondiaria, prima causa di intollerabili diseguaglianze sociali, della miseria nera e dell’analfabetismo in cui viveva la grande maggioranza del popolo. In un contesto mutato, negli edifici inutilizzati o in stato di abbandono si annida la rendita urbana, anche quella assenteista. Gli occupanti di oggi sono l’avanguardia della lotta alla rendita, da cui passa gran parte della politica redistributiva.
La rendita immobiliare non è un concetto astratto. Gli interessi congiunti di proprietari fondiari, imprese di costruzione e banche sono all’origine di un’espansione urbana incontrollata, di periferie degradate, di servizi inefficienti o inesistenti. Sono all’origine del degrado territoriale ed ambientale, della carenza di alloggi pubblici, degli sfratti per morosità, delle abitazioni pignorate per l’impossibilità di onorare il pagamento del mutuo. In una parola, la rendita urbana ha, da un lato, falcidiato il reddito delle famiglie di ceto medio per il caro-casa, e dall’altro, ha generato un forte aumento del disagio e della povertà."

18 mag 2019

con l'accento

Da Marita, Abbiategrasso.

appunti

Un articolo ben scritto sul manifesto.

"Ni d’Ève, ni d’Adam fa emergere l’intersessualità come fenomeno plurale, riguardante persone con cromosomi diversi [...], ciascuna con la propria storia [...] e il proprio modo di affrontare l’impatto con una società ancora incapace di concepire questi corpi se non come mostri, vittime di malformazioni o anomalie.
Eppure, le persone intersessuali sono presenti nella popolazione in percentuale pari a quelle con i capelli rossi. Ci sono sempre state, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Il più delle volte, infatti, i loro corpi hanno subito interventi chirurgici sin dalla più tenera età senza lasciar loro il tempo e la possibilità di prestare alcun consenso. Il tertium fa paura e la paura è espressione dell’ansia di attribuire a ognuno un posto nel sistema maschio/femmina concepito sul modello della riproduzione sessuale. In virtù di questa ideologia, la riproduzione è anche il calibro con cui misurare il grado di aderenza di una vita alla norma (etero, riproduttiva) e così attestarne il valore: «I miei genitori mi hanno spiegato con un misto di pena e di compassione negli occhi che ero stata operata subito dopo la nascita e che non avrei mai potuto avere figli. Avevo sette anni. Io ero sollevata perché con quelle facce pensavo che volessero annunciarmi il loro divorzio», ricorda il personaggio di M. a cui fa eco Deborah: «Io avevo otto anni quando i miei genitori a tavola mi hanno comunicato che non avrei mai potuto avere figli. Io ho risposto: ‘Non importa, tanto andrò a studiare gli orsi polari alle isole Svalbard’». [...]
Il più delle volte, la chirurgia decide che è più facile assegnare al sesso femminile un soggetto con genitali indeterminati e, dunque, oltre alle operazioni di rimozione di eventuali tessuti testicolari che possono avvenire nell’arco di diversi anni, si procede per tutta la vita alla somministrazione di estrogeni e alla periodica imposizione di dilatatori vaginali sin dall’infanzia. L’obiettivo è fabbricare un corpo che non solo è femminile dal punto di vista fenotipico ma è anche suscettibile di penetrazione fallica per via vaginale."