13 ago 2019

We're all gonna be dirt in the ground

Mi sono ritrovato tra le mani "Bruce Springsteen - Come un killer sotto il sole - Testi scelti 1972-2017" di Leonardo Colombati, un tomo di 800 e passa pagine preparato per scucire 34 euro agli springsteeniani, categoria di fan perlopiù attempati e danarosi avvezzi a essere periodicamente rapinati in nome del loro beniamino.
Il librone è la scusa per pubblicare un saggio di 150 pagine in cui Colombati sciorina la sua erudizione in materia di letteratura americana allo scopo - in estrema sintesi - di inserire Springsteen stesso nel "canone" della cultura popolare made in USA. L'obbiettivo viene centrato, a mio parere, solo parzialmente, a causa della sovrabbondanza di citazioni e riferimenti con cui è infarcito il testo. La gestione delle note, in particolare, è a tratti alquanto stramba, in quanto capita di ritrovare nel testo ampi stralci che erano precedentemente stati inclusi come note a piè di pagina. Ma si sa che al giorno d'oggi l'importante è stampare il maggior numero di pagine possibile. La cosa raggiunge apici quasi comici nella parte dei testi: ai testi tradotti sono dedicate 340 pagine, seguite da 140 pagine di "Note ai testi", seguite da ulteriori 8 pagine di Note alle Note ai testi. Seguono 180 pagine di "Appendice" di cui non sentivo alcuna necessità ma che evidentemente è stata aggiunta quando qualcuno ha pensato che questo potesse diventare così il libro "definitivo" su Springsteen (l'ennesimo libro "definitivo" su Springsteen), e per concludere una ventina di pagine di bibliografia e fonti varie.
Tutto ciò sarebbe interessante e benemerito, anche solo per il fatto di fornire così tanti spunti da approfondire in letteratura, poesia e musica.

Peccato che Colombati compia il peccato mortale di avventurarsi in un territorio che non è il suo: quello della traduzione. Un conto è conoscere una lingua, un altro è essere un traduttore. E' un po' come la differenza tra saper guidare l'auto e fare il pilota di Formula Uno.
Colombati cade ripetutamente su un verso di Spirit in the night ("me and Crazy Janey were making love in the dirt") e su un analogo di This Hard Lard ("back into the dirt of this hard land"), traducendo criminalmente "io e Janey la Matta facevamo l'amore tra i rifiuti" (pagina 45, 76) e "nel lurido di questa dura terra" (pag. 102 e 148). Io non so da dove arrivi questa cosa dei rifiuti, ma il fatto è che non dovrebbe "suonare" bene a nessuno. Come, scusa? la combriccola che va a divertirsi al Greasy Lake non menziona nessuna discarica nei paraggi... Non è una cosa un po' strana? Quando qualcosa "suona" così strana, c'è una cosa molto facile che si può fare prima di tradurre "dirt" in "rifiuti": prendere in mano un dizionario. E trovarci quanto segue: "ci si può riferire al terreno per terra come "dirt", specialmente quando è polveroso": "they all sit on the dirt in the shade of a tree".
A questo punto, a chiunque dovrebbe almeno sorgere il dubbio che il narratore e Crazy Janey stessero facendo l'amore sulla sabbia della spiaggia del Greasy Lake, come peraltro risulta chiarissimo già dall'ascolto della canzone.
Idem dicasi per This hard land, dove il Colombati si inerpica su uno strambo "lurido" mentre invece ci si sta chiaramente riferendo alla terra arida nella quale i semi non germogliano.
Notato ciò, ho saltato a piè pari le 340 pagine di testi tradotti.

Nel testo principale, Colombati si avventura in altre traduzioni più o meno avventate, quali: "Jackson cage" reso con "nell'alveare di Jackson"; "that giant Exxon sign" con "l'insegna della Esso" (d'accordo che Esso è un marchio della Exxon, ma non vedo proprio la necessità di sottolinearlo); "it was more 'n all this that put that gun in my hand" con "è stato proprio tutto ciò che ha armato la mia mano" (ma qui era difficile); e, per concludere, prende il passo finale del discorso di Bono (citato altre due volte quasi per intero) "more than anyone else, Bruce Springsteen owns America's heart" e lo traduce in "Bruce Springsteen ha conquistato il cuore dell'America". Il mestiere del traduttore non è facile, e passi come quello di Bono sono oggettivamente complicati da trasporre in italiano, ma è per questo che certi lavori andrebbero lasciati ai professionisti.


Post scriptum

Ah, me n'ero dimenticate un bel po'!

"Hemi-powered drones" spiegato con (tenetevi forte) "Drones in questo contesto significa "automi", ovvero i ragazzi che corrono per strada senza pensare al futuro".
Anche qui, aprire il dizionario aiuta: "if something drones, it makes a low, continuous, dull noise. Drone is also a noun - ...the constant drone of the motorways" eccetera.
Quindi, come peraltro Radio Nowhere c'insegna, gli hemi-powered drones sono, ovviamente, i motori che gridano/urlano/rombano giù per il boulevand.

Ed eccone un paio d'altre da Jungleland: "there's an opera out on the turnpike" viene spiegata con quanto segue: "L'"opera" è il Garden State Arts Center, nel parco di Telegraph Hill, all'uscita 116 della Garden State Parkway", mentre invece è evidente a chiunque non faccia pesante uso di allucinogeni, che la canzone sta paragonando la vita di strada della "jungleland" a un'opera (un melodramma, mettetela come volete) che ha per palcoscenico il turnpike, un balletto "fought out in the alley", uno dei versi a mio parere migliori di tutto il repertorio di Bruce, le risse, i regolamenti di conti, combattuti nei vicoli che si tramutano in balletti, oh insomma qua siamo tra West Side Story e The Warriors, ma Colombati non l'ha capito.

Ma soprattutto: "Chi sono questi rangers ad Harlem?" scrive un sempre più allucinato Colombati, "Qualcuno ha pensato alla squadra di hockey, i New York Rangers; ma non risulta che abbiano mai giocato ad Harlem (la loro casa è il Madison Square Garden). Si tratta più probabilmente dei rangers dell'esercito".
Ora, se qualcuno vuole provare a convincermi che Jungleland non parla di gang giovanili ma del dopolavoro dell'esercito, si faccia avanti.

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