17 dic 2021

Peter D. Ouspensky - L'evoluzione interiore dell'uomo

Letture battiatesche.

"Perché non tutti gli uomini possono svilupparsi e divenire degli esseri differenti? La risposta è molto semplice. Perché non lo desiderano. Perché non ne sanno nulla e anche a parlargliene non capirebbero che cosa significhi, senza prima essere stati lungamente preparati."

"L'uomo è pieno di idee false su di sé. In primo luogo, non si rende conto di essere realmente una macchina. Ma cosa vuol dire: "L'uomo è una macchina?". Vuol dire che egli non ha movimenti indipendenti, né interiori, né esteriori. E' una macchina messa in moto da influenze e choc esteriori. Tutti i suoi movimenti, le sue azioni, parole, idee, emozioni, umori e pensieri sono provocati da influenze esteriori. [...] L'uomo è una macchina, ma una macchina molto speciale perché se le circostanze sono favorevoli ed essa è manovrata nel modo giusto, può rendersi conto di essere una macchina. E se ne diviene pienamente consapevole, può trovare i mezzi per cessare di essere una macchina."

"L'idea dell'essere e dei differenti livelli d'essere è completamente ignorata dal pensiero moderno. Al contrario, è opinione corrente che più ci sono divergenze e contraddizioni nell'essere di un uomo, più egli possa essere brillante ed interessante. In genere si ammette, sebbene tacitamente, ma talvolta anche apertamente, che un uomo possa vivere nella menzogna, essere egoista, vile, irragionevole, eprverso ed essere allo stesso tempo un grande uomo di scienza, un grande filosofo o un grande artista. Naturalmente è impossibile: infatti, benché questa incompatibilità di differenti caratteristiche in un solo essere, sia generalmente considerata come originalità, non è in realtà che debolezza. Non è possibile essere un grande pensatore o un grande artista con uno spirito perverso o incoerente, così come non è possibile essere un pugile professionista o un atleta da circo se si è malati di tisi. La diffusione di una simile idea, secondo cui incoerenza e amoralità sarebbero segni di originalità, a cagione di numerose ciarlatanerie scientifiche, artistiche e religiose del nostro tempo e, senza dubbio, di tutti i tempi."

12 dic 2021

Italo Calvino - Le città invisibili

"Pensai: "Si arriva a un momento nella vita in cui tra la gente che si è conosciuta i morti sono più dei vivi. E la mente si rifiuta d'accettare altre fisionomie, altre espressioni: su tutte le facce nuove che incontra, imprime i vecchi calchi, per ognuna trova la maschera che s'adatta di più"."

"E Polo: - Viaggiando ci s'accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti. Il tuo atlante costudisce intatte le differenze: quell'assortimento di qualità che sono come le lettere del nome."

"L'atlante del Gran Kan contiene anche le carte delle terre promesse visitate nel pensiero ma non ancora scoperte o fondate: la Nuova Atlantide, Utopia, la Città del Sole, Oceana, Tamoé, Armonia, New-Lanark, Icaria. [...] Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World."

Dalla postfazione di Pier Paolo Pasolini: "E indubbiamente , cioé secondo logica, Le città invisibili sono l'opera di un vecchio, o almeno di un uomo anziano, che ha visto passare la vita. Questa esperienza - che è la più importante che un uomo possa fare - fa sì che egli non riesca a vedere più il futuro come il futuro della propria vita, e nemmeno, ormai, come il futuro dei figli o dei nipoti [...]: no, l'esperienza dell'aver visto passare la vita equivale all'esperienza dell'aver visto passare tutta la possibile vita, la vita del cosmo. Il futuro si allarga quindi smisuratamente, e tutte le proporzioni del reale, con la sua razionalità e la sua morale, saltano. Resta soltanto il dato di tale esperienza - che dunque senza razionalità e senza morale, deve giustificarsi da sola, non potendo confrontarsi con niente altro che con le illusioni, e, d'altra parte, non avendo altro possibile sbocco che quello di esprimersi."


5 dic 2021

Diaclone Diabattles

 Uno dei miei robot preferiti era questo precursore dei Transformers: il Diaclone. Questa serie di robot giapponesi comprendeva anche un'enorme robot-base che mi limitavo ad ammirare nella vetrina del negozio di giocattoli. Il Diabattles, invece, era piccolino ma molto ben fatto. Quasi tutto in metallo, consisteva di tre veicoli che si univano a formare il robot.

Ognuno dei tre componenti sparava i suoi missilini e aveva posti di guida per gli omini dell'equipaggio, dei minuscoli action figure anch'essi particolareggiati e dotati di ingegnosi piedoni magnetici.

Il torso del robot scivola per nascondere la testa e accentuare le sembianze di veicolo spaziale. Tutti i pezzi hanno le loro belle rotelline.

Le gambe sono una specie di sidecar. Purtroppo, uno dei tre componenti dell'equipaggio e' perito ma ha donato una gamba al compagno.

Alcuni particolari, come il cockpit del torso, sono molto particolareggiati. Il pezzo forse piu' ingegnoso sono le ali, che si aprono per consentire l'incastro col torso.



E ora vola, Diaclone, verso l'ultima avventura!



4 dic 2021

Takara Timanic Space Traveler Timemachine 1

Sorprendentemente, il giocattolo forse in migliori condizioni e' questo strambo Space Traveler della Takara con la sua Timemachine 1.

Lo strano apparecchio, nelle intenzioni dei giapponesi, faceva parte di un terzetto di timemachine che potevano incastrarsi tra loro meccanicamente formando quindi strani ibridi.


La cosa sorprendente e' che quasi tutti i pezzi si siano conservati, con la sola eccezione delle ruote davanti, che erano rosse ma sono andate perse e quindi sostituite con altre, bianche, provenienti da altri giocattoli. La ragione della conservazione potrebbe stare nella fragilita' dell'oggetto e quindi nella cura con cui andava maneggiato: il braccio davanti e le antenne (?) laterali si staccano al minimo contatto; il corpo centrale e il motore posteriore sono ingegnosamente ma precariamente attaccati al resto tramite un binario magnetico. A parte la necessita' di una ripulita, tutto e' in condizioni decenti, dopo quarant'anni.


Il cannone anteriore funziona ancora.

Il corpo centrale conteneva le pile che andavano ad alimentare l'apparecchio. Purtroppo non funziona piu'.


Il corpo posteriore contiene un motorino che spingeva il trabiccolo arrancando e perdendo pezzi per strada.




Ma l'ingegnosita' del giocattolo non terminava qui. Lo Space Travelerer e' dotato di schiena magnetica per salire a bordo del veicolo!

Secondo le istruzioni sulla confezione, il pilota doveva essere ridotto al solo torso per "sedersi" a bordo.



Con un po' d'impegno, pero', lo si poteva comunque dotare di braccia e maglietta della salute.

Ciliegina sulla traballante torta era il fatto che testa e torso del traveler si illuminassero, grazie a minuscoli led alimentati anch'essi dalle batterie e i contatti magnetici.

Tutto quanto e' tenuto insieme da molte viti, che donano al giocattolo un'aria artigianal-tecnologica d'altri tempi.

Grazie per essere venuto a visitarci dal passato, Space Traveler! Addio!


Capitan Harlock

Da bambino mi piaceva molto Capitan Harlock. Non ricordo quasi nulla del cartone animato, se non la sigla e l'Arcadia, l'affascinante astronave sui cui viaggia il pirata spaziale. Avevo questo piccolo Capitan Harlock, al quale avevo appiccicato due adesivi provenienti da chissa' dove, dando al suo mantello uno stile un po' mod.

Avevo anche questo giocattolo con cui ho giocato tantissimo, che credo avesse a che fare con Capitan Harlock, forse in qualche modo un po' farlocco - fortunatamente all'inizio degli anni '80 non si faceva ancora troppo caso a questioni di copyright.

Questa strana astronave-carrarmato sparava e spara tuttora un'altra piccola astronavina, con dentro il personaggio.
 
Dopo quarant'anni la molla naturalmente funziona ancora. Gli adesivi sono quasi tutti cancellati dall'uso, che includeva avventure spaziali in cameretta, in spiaggia, nella vasca da bagno o in un catino pieno d'acqua sul balcone. Credo che l'adesivo sopra il portellone dell'astronave fosse un teschio, simbolo del capitano.
Le parti piu' deboli dell'astronavina, come la coda o i dettagli dell'abitacolo, si sono rotte.
Anche il passeggero -reduce da mille avventure- se l'e' vista brutta e ha perso i piedi, ma credo che gli siano stati fatali i danni al casco spaziale.

Per la serie "non fanno piu' i giocattoli di una volta", a tenere insieme il tutto ci sono giusto un paio di viti posizionate strategicamente dai maestri giapponesi.

Mi spiace non ricordare il nome del veicolo, cancellato dal tempo. (edit: bastava una ricerca su google: Bullet 1)



Addio capitano, questo e' il tuo ultimo viaggio!