27 lug 2021

Guido Morselli - Dissipatio H.G.

"Non cercata, ho una prova che l'Evento non è una chimera, un'invenzione mia. In mezzo ai binari vedo sfilare una famiglia di camosci. Due femmine, un maschio, i cuccioli. Scesi a valle dai monti. Mai accaduto a memoria d'uomo. Del resto ho notato qualche altro segno di buon auspicio: gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati. Sono ricomparsi molto numerosi, con mio piacere perché li ho sempre apprezzati, in senso musicale, i notturni. Le strigi, i gufi, gli allocchi, le civette, s'intende. L'istinto li avverte di una novità in cui certo non speravano: il grande Nemico si è ritirato. Non ci sono più fumi nell'aria, a terra non ci sono più puzzi e frastuoni. (O genti, volevate lottare contro l'inquinamento? Semplice: bastava eliminare la razza inquinante)."


25 lug 2021

Utile riassunto

 Questo articolo di Marco Revelli sul manifesto riassume cosi' bene la situazione italiana che me lo voglio appuntare. Il grassetto e' mio.

"A volte i popoli impazziscono. O impazziscono piccole porzioni di popolo, come quelle che si ritrovano in piazza in questi giorni, segno di tempi deragliati. Indecifrabili nella loro composizione scomposta, con i leghisti e i fascisti mescolati ai bene-comunisti, ai dentisti e agli apprendisti o ai giuristi d’assalto, incarnazione di un’eterogeneità sociale accomunata solo dall’assurdità di una pretesa irricevibile: dalla rivolta contro un provvedimento-simbolo come il Green Pass che in tempi di pandemia mortale appare mera proposta di buon senso e senza dubbio male minore, e che invece viene identificato come attentato a una libertà confusa con l’affermazione dell’assoluto diritto al proprio personale capriccio.

Espressione, a sua volta, della rottura di ogni principio di responsabilità verso gli altri, del loro ben più sostanziale (e costituzionalmente sancito) diritto alla salute e alla sopravvivenza, come se l’affermazione che «la mia libertà si arresta dove comincia quella del mio vicino» avesse perso di significato, e ognuno si ergesse nella propria solitudine sovrana al di fuori e al di sopra di ogni legame sociale.

Sono, dobbiamo dircelo, piazze foriere di sciagura, gravide di presagi inquietanti e di ombre nere, con un pesante retrogusto fascistoide. Mi ha colpito il cartello levato in Piazza Castello a Torino, «Meglio morire da liberi che vivere da schiavi», perché ricorda il «Meglio un giorno da leoni che cent’anni da pecore» di mussoliniana memoria.

Così come mi si drizzano i capelli quando sento i fascisti di Meloni o di Forza nuova levare il proprio inno alla libertà, perché so che la loro libertà è la pretesa degli autoproclamati Signori di vessare gli altri ridotti a Servi.

Ma quelle piazze non sono riducibili solo a quell’anima nera, sono molto più eterogenee, trasversali, articolate, coacervo di sentimenti contraddittori, e per questo tanto più preoccupanti, perché parlano di una «crisi della ragione» più vasta. Di un disorientamento più diffuso, se in tanti sentono di doversi mobilitare per danneggiare sé e gli altri, credendo di difendere giustizia e libertà.

Per questo tento disperatamente di seguire l’amletico motto che ci dice che, nonostante tutto, «c’è della logica in questa follia». O quantomeno bisogna cercarla. E il primo pezzo del dispositivo logico che sta dietro questo sconquasso si chiama «cultura del sospetto». O meglio il ribaltamento di essa da raffinato strumento filosofico in «fenomeno Pop». Con quell’espressione Paul Ricoeur aveva indicato il pensiero di «maestri» come Marx, Nietzsche, Freud, oltre a Schopenhauer che avevano insegnato, per vie diverse e divaricate, a non confondere le immagini di superficie con la verità, e a cercare «sotto» e «oltre» le narrazioni ufficiali.

Quell’approccio aveva alimentato il pensiero critico delle minoranze ribelli novecentesche, delle avanguardie culturali e rivoluzionarie, poi invece, nel nuovo passaggio di secolo, era diventato atteggiamento di massa, senso comune popolarizzato e aizzato dal web: diffidenza sistematica e disprezzo delle élites. Non senza ragioni (per spiegarlo): le menzogne del potere, delle sue classi dominanti, dei suoi mezzi di comunicazione sono sotto gli occhi di tutti. Ma senza l’uso della ragione per selezionare il vero e il falso. E per orientare i comportamenti di risposta che sono stati, appunto, quelli che vanno sotto il nome di populismo, orientati a una sorta di rozzo «fai da te» informativo e da una passiva dipendenza operativa dal demagogo di turno.

Le persone che riempivano quelle piazze erano state oggetto, per anni, per decenni, di false narrazioni da parte di detentori del potere che presentavano come progresso il regresso, come paradiso il deserto delle anime, come benessere il loro business. Per anni erano state vittime dei raggiri e delle malversazioni di Big Pharma (lo possiamo negare?). Ma nello stesso tempo, nella struttura materiale delle loro vite (flessibili, destrutturate e sempre più liquide) erano state private degli strumenti (dell’esperienza) per ragionarci sopra, per praticare l’arte difficile della separazione tra gli elementi di un fenomeno, cosicché oggi non ci possiamo stupire se non riescono più a distinguere tra la truffa sugli antidepressivi e la risorsa salvifica di un vaccino.

Tra la farmacologia come business e quella come cura. O, più in generale, tra la vocazione a mentire del potere così come praticata sistematicamente in questi decenni, e la necessità di alcune (rare) decisioni razionali di quello stesso potere, a cui sarebbe autodistruttivo sottrarsi.
Non dissolveremo le nuvole minacciose che salgono da quelle piazze con gli esorcismi o le deprecazioni.

Tantomeno confondendoci con quelle figure istituzionali che hanno enormi responsabilità nell’aver scavato l’abisso che oggi le separa da pezzi consistenti di società sfarinata. Se un luogo c’è, per quelli come noi, per lavorare, è al livello del suolo, dove le vite si compiono o si perdono, e dove solo il ricupero di esperienze autentiche di relazione e di lavoro può frenare la caduta."

10 lug 2021

Giovanni Papini - Gog

Mi affascinano i libri di inizio Novecento, quando gli intellettuali figli del secolo precedente si trovavano di fronte agli sconvolgimenti tecnologici e sociali del XX secolo e cercavano di interpretarli.


Il signor Gog e' un immaginario miliardario che cerca di combattere la noia comprando incontri coi luminari del suo tempo o allestendo zoo umani o collezioni bislacche.

A Ford fa dire: "Se le automobili son care e i miei dipendenti guadagnan poco saranno in pochi a comprare. Pagate molto e vendete a basso prezzo e tutti diventeranno vostri clienti. [...] l'ideale massimo sarebbe questo: Fabbricare senza nessun operaio un numero sempre piu' grande di oggetti che non costino quasi nulla."

Uno dei grandi temi dell'inizio del nuovo secolo era l'emergere delle piu' svariate teorie complottiste: "Io non sono che il Re in incognito d'una piccola Repubblica in dissesto ma la facilita' colla quale son giunto a impadronirmene e l'evidente interesse di tutti gli iniziati di conservare il segreto, mi fa pensare che altre nazioni, e assai piu' vaste e importanti della mia Repubblica, vivano, senza accorgersene, in una simile dipendenza da misteriosi sovrani stranieri. Occorrendo assai piu' denaro per l'acquisto si trattera', invece ched'un solo padrone, com'e' il caso mio, d'un trust, d'un sindacato d'affari, d'un gruppo ristretto di capitalisti o di banche. Ma ho fondati sospetti che altri paesi siano effettivamente governati da piccoli comitati di re invisibili, noti soltanto ai loro uomini di fiducia che seguitano a recitare con naturalezza la parte di capi legittimi."

Un brano in particolare mi ha ricordato molto certe liste preparate da Umberto Eco nel Pendolo di Foucault: " Non c'era posto, carica, impiego, sinecura nel raggio di cento chilomentri che Caccavone non avesse occupato, non occupasse o non aspirasse ad occupare. Nel Comune era assessore per la istruzione, nell'Accademia Plutonica segretario generale e perpetuo, alla Scuola di Pompei ricopriva una cattedra di storia degli errori umani, a quella di Boscoreale insegnava logologia comparata, a Stabia aveva un incarico di pneumatologia, ad Angri dirigeva addirittura l'Istituto dei Frenastenici. Era inoltre presidente della Lega per i diritti dei vegetali; membro di una Commissione internazionale per la estirpazione del senso comune, considerato esiziale per la Metasofia; vicepresidente della societa' protettrice degli eresiarchi; membro di tre consigli d'amministrazione di case editrici; soprintendente dell'Enciclopedia Intersecolare; commissario interino del Centro per la diffusione delle cognizioni inutili; cassiere della societa' nazionale per la vuotatura pneumatica; preside del consiglio regionale per la repressione dei moti tellurici; direttore d'un giornale di Metasofia; d'una rivista di puericultura, d'un ebdomadario di politica metempirica, d'un bollettino per l'esplorazione dell'Atlantide e di parecchi altri periodici."