15 mag 2022

Maurizio Matteo Dècina, Goodbye Telecom

 

Un libro a tratti populista e che beneficerebbe di una seria revisione per correggere certi periodi un po' sgarrupati e qualche refuso, ma che comunque riesce a centrare perfettamente il suo obbiettivo, che è quello di farti venir voglia di rivoluzione bolscevica.

12 apr 2022

I grandi libri dei popoli, Antonella Fucecchi

 "Il poema Mahabharata ha il suo nucleo storico nel ricordo della discesa degli indoeuropei (Arja) nella valle del Gange. Il nome di Arjuna e' abbastanza emblematico e significa chiaro, candido, bianco, aureo. Si fa riferimento, nel contempo, anche ad una antichissima leggenda indoeuropea che si trova alla base dei Sette contro Tebe, il cui schema si puo' ravvisare anche nel poema indiano: fratelli che lottano per la suceessione, mentre assiste impotente alla guerra il vegliardo cieco. Una situazione simile e' riecheggiata nel poema norreno Bravellir."

"Subito si distingue Arjuna che partecipa, in incognito, a un svayamvara ... e con la prova dell'arco (che ricorda quella di Ulisse) conquista la principessa Draupadi".

Dal Tao-Te-Ching: "Raggiungi il vuoto estremo e conserva una rigorosa tranquillita'. Raggiungendo un vuoto estremo e conservando una rigorosa tranquillita', mentre i diecimila si dibattono tutti insieme, io contemplo il loro ritorno nel nulla."





3 apr 2022

Il pianeta dei virus e altri racconti, Ariadna Gromova e altri

Una traduzione a tratti zoppicante per questi "racconti di fantascienza sovietica" riguardo i quali la casa editrice Jouvence non fornisce alcuna notizia né contesto. Simpatico "Ricerche preliminari" di I. Varshavskij nel quale si rivela che lo scopo della macchina infernale che risucchia i pensieri degli scienziati è di...

25 mar 2022

Solaris, Stanislaw Lem

"anche nel sogno più normale, capita di parlare con persone sconosciute, e facciamo domande alle quali questi esseri immaginari danno risposte che noi udiamo. Sebbene queste persone, in realtà, siano solo creazioni della nostra stessa attività psichica, personificazione effimera e pseudo-indipendente di parti della nostra psiche, fino a quando non ci rispondono noi non sappiamo quali parole usciranno dalle loro labbra. Ma sono effettivamente parole preparate da una zona particolare del nostro cervello, e dovremmo già conoscerle nell'attimo stesso in cui le inventiamo per metterle sulle labbra dei personaggi fittizi."

15 mar 2022

Ritorno dall'universo, Stanislaw Lem

Un libro un po' prolisso, una traduzione che in alcuni casi mi ha lasciato un po' perplesso.

"Si riteneva quindi che l'errore più tragico fosse stato compiuto proprio negli anni in cui si preparava la nostra spedizione, quando di spedizioni simili ne partivano moltissime. L'errore non era stato solo un errore di partenza, nel senso che il frutto di quelle imprese era risultato insignificante, che la penetrazione nel sistema solare per il raggio di molti anni-luce non aveva condotto ... a nessun contatto con civiltà altamente sviluppate. L'aspetto più negativo, si diceva, non era solo che l'enorme durata dei viaggi, nella misura in cui le mete proposte sarebbero divenute sempre più lontane, avrebbe trasformato gli equipaggi delle astronavi, quei rappresentanti della Terra, in gruppi di essere infelici e mortalmente tormentati che, dopo il loro rientro, avrebbero necessitato di cure speciali, che la decisione di inviare nel cosmo simili fanatici costituiva una crudeltà assurda. Ma più negativo ancora era il fatto che la Terra intendesse conquistare il cosmo, quando non aveva ancora finito di provvedere a se stessa, come se non fosse evidente che quelle eroiche imprese non sarebbero bastate ad attutire le infinite sofferenze umane, la paura e la fame presenti sul globo terrestre."

10 mar 2022

La voce del padrone, Stanislav Lem

 "Un settore a sé è rappresentato dai libri che, anziché i fatti, espongono le varie interpretazioni del Progetto ... Tali letture mi hanno sempre irritato e annoiato. Chissà come mai quelli che avevano più cose da dire sul Progetto erano coloro che non avevano avuto direttamente a che farci. 

Siamo sempre al solito discorso della differenza ... tra i fisici e i colti lettori di opere divulgative. Questi ultimi ritengono di sapere qualcosa su problemi di cui gli specialisti non si azzardano neanche a parlare. L'informazione di seconda mano dà sempre un'impressione di ordine e di armonia, al contrario di quella, lacunosa e oscura, di cui dispone lo scienziato. Di solito il procedimento degli autori di questi commenti di tipo intepretativo del Progetto consiste nell'adattare a se stessi i dati raccolti, ridimensionandoli sulle proprie convinzioni e cestinando senza complimenti tutto ciò che non rientra in quelle misure."

"... mi trovavo in uno stato di esaurimento mentale mai provato prima d'allora. Il potenziale creativo dell'uomo, la sua capacità di impostare problemi si modificano secondo corsi e ricorsi di cui egli stesso si rende conto a fatica. Personalmente, ho preso l'abitudine di sottopormi a una specie di test, che consiste nel rileggere, quelli, tra i miei lavori, che ritengo i migliori. Se vi scopro passi falsi o lacune, se mi accorgo che la cosa poteva essere fatta meglio, il risultato del test è positivo. Se invece, nel farlo, provo un senso di ammirazione, significa che le cose vanno male."

"L'arsenale di mezzi concettuali offerti dall'epoca mi sembrava, a tratti, spaventosamente povero. Il nostro sapere aveva assunto proporzioni gigantesche solo in rapporto all'uomo, non al mondo. Tra l'espansione, in un'esplosione cumulativa, degli strumenti tecnologici di punta e la biologia dell'uomo si apriva sotto i nostri occhi un crescente e inesorabile iato che divideva l'umanità in due fronti: da una parte, i raccoglitori di informazioni con i loro rinforzi; dall'altra, le fertili masse provviste d'equilibrio grazie al fatto che i loro cervelli venivano imbottiti di una pappa informativa non meno prefabbricata di quella destinata all'alimentazione. Cominciava la grande proliferazione, dal momento che, senza che nessuno sapesse esattamente quando, era stata oltrepassata la soglia oltre la quale le riserve di sapere accumulato non potevano più venire assimilate dalla mente di un singolo individuo."

Mi affascinano sempre i testi scritti alle soglie della nostra grande rivoluzione tecnologica.

"Non tanto arricchire quel sapere, quanto annullare i suoi immensi depositi ovunque si erano accumulate informazioni secondarie e, quindi, inutili: ecco qual era, a mio avviso, il primo dovere della nuova scienza. Le tecniche d'informazione avevano creato la situazione paradisiaca in cui, in apparenza, chiunque lo volesse poteva conoscere tutto; ma si trattava di una pura finzione. La scelta, sinonimo di runincia, era inevitabile come l'atto di respirare.

Se l'umanità non fosse costantemente incalzata, eccitata e infiammata dal reciproco divorarsi dei nazionalismi locali, dai conflitti (spesso solo apparenti) di interessi, dalla sovrabbondanza accumulata in certi punti del globo mentre in altri regna la povertà (eppure le nostre capacità tecniche sarebbero ormai - almeno teoricamente - in grado di risolvere queste contraddizioni), forse capirebbe quanto questi piccoli sanguinosi fuochi d'artificio manovrati a distanza dal capitale nucleare delle Superpotenze le impediscano di vedere ciò che nel frattempo accade "per conto proprio", cioè che resta abbandonato senza controllo a se stesso. Come nei secoli passati, la politica ha considerato il globo, ivi compreso lo spazio sublunare, come una scacchiera per le proprie contese, senza accorgersi che intanto la scacchiera subdolamente si modificava cessando di rappresentare una base e uno stabile punto d'appoggio, e diventando invece una zattera trascinata dal gioco di correnti invisibili che la guidavano in una direzione verso la quale nessuno volgeva lo sguardo."

"In quanto civiltà, eravamo caduti in una trappola tecnologica e a decidere le nostre sorti sarebbe stato il modo in cui erano organizzati certi legami, a noi ignoti, tra i livelli di energia e di materia. Quando dicevo cose del genere, di solito venivo trattato da disfattista, soprattutto nelle cerchie degli scienziati che avevano affittato la loro coscienza al Dipartimento di Stato. L'umanità, che non aveva cessato di prendersi per la gola e per i capelli da quando aveva sostituito i cammelli e i muli con le bighe, i carri e le carrozze e poi giù giù, con le automobili, le macchine a vapore e i carria armati, poteva sperare di sopravvivere solo a patto di spezzare le catene di quella gara. ... La strategia era rimasta la stessa, nel senso che si era continuato ad anteporre i giorni ai mesi e gli anni ai secoli, mentre si sarebbe dovuto fare il contrario: sventolare bandiere con slogan inneggianti al principio della salvezza della specie e imbrigliare il volo tecnologico perché non si trasformasse in caduta."